martedì 19 ottobre 2010

Une mélancolie arabe

Mélancolie, malinconia.
'...Turbamento duraturo dell'animo...' leggo, tra l'altro, nel vocabolario.
E il titolo originale mi sembra quello più adatto a rendere l'essenza della nuova opera di Abdellah Taia, pubblicata dalla ISBN: 'Uscirò da questo mondo e dal tuo amore'.
Il titolo italiano ha un suo senso, ma preferisco quello francese, riportato, del resto, con la foto dell'edizione Seuil 2008, sulla seconda di copertina.
Emblematica, forse, questa scelta, perchè niente più di quelle tre parole riescono a descrivere il sentimento che accompagna scrittore e lettore in questo viaggio nelle cicliche morti e rinascite che segnano la vita del protagonista: Abdellah, appunto.
Morti fisiche e dell'anima, dei sentimenti.
Ma alla morte è strettamente legata la rinascita, il cambiamento: è il ciclo della vita a misura dell'esistenza dell'uomo.
Scandita dai sentimenti, che ne sono parte integrante.
Così, ad ogni delusione sentimentale, ad ogni 'morte dell'anima', corrisponde una morte fisica scampata.
Sembra un caso, sembra fatto a posta.
E forse è così.
Nel senso che, il motore del mondo, chiunque o qualunque cosa esso sia, certe volte ci invia dei segnali che solo noi, come amalgama individuale di anima e corpo, possiamo capire.
Il segnale, nel caso di Taia, è chiaro però: la 'rinascita' deve implicare un cambiamento della focalizzazione dei sentimenti. Per salvare l'anima, anch'essi devono morire e rinascere, per un amore nuovo.
Attenzione: devono morire i sentimenti, l'amore no, quello non muore mai.
E se il pericolo per il corpo non si presenta come fattore esterno, può anche nascere dall'interno: una specie di autosoffocamento.
Ed è sempre una mano esterna, non quella dell'amore ma quella della umanità (intesa come contatto solidale tra gli individui), in un incontro casuale o procurato, a riportare in vita Abdellah.
'Uscirò da questo mondo e dal tuo amore' è un piccolo capolavoro di poesia in prosa.
Ho letto, in coda, il commento del traduttore, Stefano Valenti, che ha usato lo stesso concetto per descriverlo.
Probabilmente perchè è così senza alcuna ombra di dubbio.
La precisione e la delicatezza dei sentimenti provati viene riportata e trasmessa con una essenzialità e una efficacia che rendono impossibile non partecipare, non immedesimarsi, non capire.
E' un libro intenso, che racchiude le gemme di tante altre storie estranee, che descrive un mondo, l'uomo, l'amore, arabo, che reclama se stesso nell'integrazione in quello occidentale.
Non è una rivalsa, un bisogno di identità. E' una constatazione della diversità nell'integrazione.
E' una richiesta di affermazione dei sentimenti. Del diritto a provarli e a sentirseli ricambiati.
Allo stesso livello e con la stessa libertà.
Perchè pure la gelosia uccide.
E le incomprensioni che essa genera non potranno mai essere chiarite, neanche con le parole di una poesia.

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