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lunedì 24 agosto 2026

il viaggo

Il viaggio: ovvero lo spostamento da un posto all'altro, per lavoro, per diletto, per lo spostarsi.
Ha un suo valore, una sua identità a prescindere dal motivo per cui lo si effettua.
E' un'entità separata dal contesto per il quale avviene.
Tanto significativa e potente, nella sua essenza, che si viaggia anche per viaggiare.
Chi lo fa, a volte lo esplicita a volte no, perché, la maggior parte delle volte, è visto come tempo sottratto ad altro.
Può succedere. L'imprevisto è dietro l'angolo, e a volte il tempo per l'altro è davvero contato.
Però il viaggio è il viaggio.
Tutti lo racconteranno, esaltandolo o denigrandolo.
Del resto, quella su di esso, è la prima domanda che viene posta, relativamente ad un qualsiasi spostamento.
Ma è anche il ricordo che rimane più latente, nel tempo, pur senza scomparire.
Discreta memoria da richiamare alla bisogna.
Necessità inconsapevole, pur quando, nella sua esplicitazione, mal tollerata.
Il tempo del viaggio non è sottratto ad altro.
E' il tempo del movimento: necessario, imprescindibile, vitale.

giovedì 13 agosto 2026

il tempo reale

E', a volte, parte integrante del romanzo.
Elemento narrativo, sfondo, protagonista.
Può avere tutti i ruoli e tutti insieme.
E può servire per orientare la lettura del romanzo.
Questa cosa può essere fuorviante, però, perché la realtà è la realtà.
Deve star fuori dall'ideologia, se è la parte oggettiva, immutabile -anche quando e se in evoluzione- della storia.
Non sempre esso viene considerato tale e nella giusta maniera.
La Storia così si piega all'utile, al necessario, e pure quando gli elementi sono oggettivi, vengono assimilati con sospetto, con distanza. A volte a torto, a volte a ragione.
Nei due romanzi di riferimento ('Primavera in siberia' by A. Mozgovoy, 'Le dirimpettaie' by S. Bortone) il tempo reale qui si piega in favore di ciò che vuole essere messo in evidenza, là fornisce lo sfondo su cui proiettano le azioni.

sabato 25 luglio 2026

Bello?

L'ordine, cioè ogni cosa al proprio posto, pure se temporaneo e non definitivo, perché tutto è sempre in evoluzione, appartiene alle cose belle?
Forse sì.
Perché crea armonia visiva e mentale.
E organizzarlo costa fatica, fisica e psichica.
L'ordine non è casuale, è pensato.
E' 'in funzione di'. E' 'studiato per'.
Poi, nella pratica, rispetta esigenze e gusti di chi lo dispone, e questo determina un assioma: l'ordine non è una entità universalmente riconosciuta, ma si esplica nelle forme e nei modi che ognuno ritiene più idonei al proprio fabbisogno.
Ma non si determina e definisce uno stato analogo per il caos?
E non c'è bellezza anche nel caos?

venerdì 12 giugno 2026

di luoghi non più familiari II

A volte la familiarità con un posto che si conosce, che si è frequentato a lungo, si perde.
Perché le forme cambiano.
E non è un male che lo facciano, ma se le nuove forme sono accoglienti, la familiarità si ricrea.
Non sempre succede, però.
Il motivo è nella ricerca dell'uso a discapito dell'identità.
Le due cose non sono in contrasto, non sono in disaccordo: deve esserci equilibrio fra esse, deve esserci proporzione.
Non tutti i luoghi sono uguali, quindi non esiste una percentuale dell'uno e dell'altra da utilizzare senza prima aver capito dove si deve operare la trasformazione, e quando l'uno o l'altra prevalgono, l'equilibrio si rompe irrimediabilmente e il degrado del luogo comincia la sua lenta, inesorabile, erosione.
C'è una cura?
Certamente!
Ma bisogna volerne riconoscere la necessità e seguirla.

di luoghi non più familiari

Un luogo resta per sempre tuo?
Tu appartieni per sempre ad esso?
Anche quando ti allontani?
Pure se è esso ad allontanare te?
La risposta non è un sì o un no.
Probabilmente non è neanche un forse.
Perché si cambia.
Perché i luoghi cambiano.
Cambia l'accoglienza che ti rivolgono.
A volte, nonostante tutto, ti rifiutano.
Perché il cambiamento è tale da essere diventato degrado e tu non fai parte di quel degrado, e il luogo lo sa.
Perché il degrado non è solo incuria e sporcizia: è anche, e soprattutto, perdita di identità.
E quella carta sporca della cui presenza nessuno si cura, a volte è meglio di una spianata arida e inospitale.

giovedì 28 maggio 2026

donne a parte

La Visita by Federica Soprani
Il solo posto al mondo by Giacomo Assennato
Wendy e Valentina.
Due donne che non si somigliano.
Due epoche diverse.
Due comportamenti differenti davanti ad una situazione analoga.
E poi: due coppie di uomini, legati l'una da un rapporto di scambievole dipendenza, l'altra da una relazione affettiva.
In entrambe, una donna costituisce l'ostacolo ai loro piani, e, pure se le azioni di Wendy e Valentina avranno un peso differente nel rapporto a tre che si viene ad instaurare, le conseguenze saranno rilevanti in entrambi i casi.

Polvere sulla memoria


 

Ricordare III

 "Se ci credi ti basta perché
poi la strada la trovi da te..."
Edoardo Bennato - L'isola che non c'è  (1980)

E ci ho creduto.
Davvero.
Già da prima di iniziare.
E per tanto tempo dopo, a fatti compiuti.
Poi il significato è andato oltre le parole, oltre l'idea.
Era condivisione di sogni, di ideali, di stili di vita, di scelte, ma anche critica, domande, necessità di chiarimento.
L'avrei dovuto capire, però che non sarebbe potuta finire come speravo.
Ma la pazzia non si dà per vinta, finché quella stella brilla in cielo.
Anche se è irraggiungibile.

sabato 23 maggio 2026

Ricordare II

Il ricordo esiste finché si pensa ai fatti: è quello che conserva la memoria.
Senza la memoria il ricordo sparisce, quindi l'esercizio del pensiero è fondamentale, per quanto piacevole e malinconico o struggente e doloroso possa essere.
Due sole cose vincono il dimenticato.
E lo vincono sorpassando, azzerando tutte le altre percezioni, fisiche e mentali: gli odori e i suoni, a maggior ragione, questi ultimi, nella forma della musica.
Altro scatena il ricordo, ma generando il lavorio del cervello.
Queste due cose, invece, lo eludono: cercano e trovano da sole, senza permesso, senza misericordia.

giovedì 14 maggio 2026

Ricordare

E poi succedono cose che ti fanno riflettere.
Chi siamo, noi, senza il nostro passato?
Lasciarselo alle spalle.
Ricordare.
E' tutto parte dello stesso meccanismo.
Ma ricordare fa male.
Fa male all'anima.
Fa male al cervello.
Per quel che è stato.
Per quello che non è stato.
Lasciare alle spalle non è dimenticare.
Ma non dimenticare è tenere memoria.
E qual è il senso di una memoria amorfa, da schedario?
Il ricordo è sentimento.
E' selezione di immagini, suoni, colori, odori, tessiture del mondo, pensieri, sensazioni, emozioni.
Non c'è una soglia di tolleranza, al di qua della quale c'è il dolore e al di là il piacere.
Come per tutto, uno dei due ha il sopravvento, ma non è questo il punto.
Il punto è che il ricordo ha un rapporto problematico con il tempo, con la vita, con le azioni del futuro, che sono in grado di modificare la percezione del passato, di trasformare il piacere antico in dolore moderno.
Senza scrupoli, senza pietà.

lunedì 27 aprile 2026

Sorridi!

"Sorridi di più!"
"Quando sorridi sei più bella!"
"Il sorriso aiuta!"
"Sorridi!".
Beh, no.
No.
Perché il sorriso è quanto di più intimo -dopo il bacio- esista.
E' un aprire il cuore, l'animo, ma anche il corpo, attraverso l'espressione, all'altro.
E quest'altro deve meritare un simile dono.
Dono che, a volte, può essere gratuito e spassionato, ma mai buttato lì per abitudine, per mero apparire.
In 'Stelle' sorridono.
Sì, ma mai a casaccio, mai senza motivo.

di visioni del Giappone

Ancora il Giappone, ancora due interpretazioni di esso.
Prima neve a Tomazawa e Un viaggio chiamato vita: il contrasto fra la campagna e la città.
In Prima neve a Tomazawa, la campagna vuole riprendersi il suo posto, non contrastare il potere della città, ma non cedere il proprio.
In Un viaggio chiamato vita, la città, fagocitata da se stessa, rimpiange i valori di associazione, di legame fra gli individui, della campagna.
Due visioni molto reali, e, in fondo, simili, di un Paese dove i due aspetti dello stesso, quello ultramoderno e quello strettamente tradizionale, continuano però ad esistere e ad essere percepiti, considerati, vissuti, da ogni abitante.

lunedì 23 marzo 2026

di cercare e trovarsi

A volte bisogna aspettare il momento giusto per leggere una storia.
E il tempo 'perso' è tempo 'trovato' e 'conservato', così che il narrato possa avere e mantenere il suo posto nella memoria.
E' il caso de 'I cercatori di pace', di cui nel lontano 2018 ho letto solo la 'visual story', pur avendo comprati entrambi insieme.
E dopo la lettura vengono le domande, lecite.
Se chi appartiene ad una o ad un'altra generazione abbia, o abbia avuto, ideali, idee, fantasie, progetti, in comune e quali siano state le fonti di essi.
Su l'uno o l'altro degli argomenti a disposizione dell'interesse.
E la risposta è lì, proprio nel vissuto forse, ma non si rivela del tutto, non chiaramente.
Nel caso particolare, quel che mi viene spontaneo rilevare è il tema della comunicazione mentale.
Anche in 'Stelle' è un elemento fondante.
Chi, o cosa, l'avrà portata alla nostra attenzione?
E' un istinto 'naturale' di cui abbiamo sentore ma non conoscenza, che prima o poi verrà fuori o una mera fantasia indotta dal desiderio?
Chissà?!

giovedì 19 febbraio 2026

di storie giapponesi

Dopo un Giappone 'magico' raccontato da una italiana (Monica Fumagalli, Horishi, Maestro d'inchiostro), due versioni del Giappone raccontate da due giapponesi (Asako Yuzuki, Aquarium; Banana Yoshimoto, Come un miraggio).
In Aquarium quello reale, moderno, frenetico, se pur legato al passato da usanze, tradizioni, regole, convenzioni sociali, che impone un certo modo di comportarsi soprattutto alle donne.
In Come un miraggio un mondo altrettanto reale e moderno, ma più lento, perché mediato dall'individualità, che, pur sottostando alle regole della società, le sovverte imponendosi.
Due, anzi tre, visioni di un Paese complesso e in costante evoluzione, dove passato, presente e futuro coesistono, e, pur cozzando fra loro, con tutto quello che ne consegue, si integrano, si compensano.

mercoledì 11 febbraio 2026

di gadget a pelle

Una volta, i gadget erano merce rara. O, quantomeno, costosa.
Così, ogni minuzia, ogni immagine trovata quasi per caso, era preziosa.
Atlas Ufo Robot.
Esistevano i personaggi da poter stringere fra le mani, esistevano le riproduzioni del robot dal livello collezione a quello bancarella da fiera, ma sempre irraggiungibili per la media.
E poi ci sono state le gomme da masticare.
Con dentro i tatuaggi dei personaggi, del mondo, di Atlas Ufo Robot.
Lunghe forse quattro dita, rettangolari, strette forse uno, spesse.
Non mi ricordo la marca, non mi ricordo il sapore.
Ricordo l'aspettativa.
Di qualcosa di superfluo che si riusciva ad ottenere al posto di altro.
E, chissà dove, sono ancora lì: Alcor, Actarus, Re Vega e pochi altri.
Perché un tatuaggio che esce da una gomma da masticare non è eterno.
Un'immagine dei tuoi eroi del momento, se ben conservata, invece sì.

dei tatuaggi

Difficile chiarire il sentimento per il tatuaggio, in cui si fondono desiderio e paura, con alla base l'ammirazione e il piacere, quando la pelle è ancora lattea e immacolata.
Eppure, il disegno sulla pelle è di per sé una conquista.
Di cui si abusa, certamente, perché ricoprirsi d'inchiostro non è esplicitare se stessi attraverso un tratto che ci raffigura, che racconta di noi.
L'intensità dei sentimenti, dei pensieri, è preziosa, sacra, e il simbolismo serve a poterla rendere pubblica.
Li guardo, cerco di interpretarne il significato, di indovinarlo, se posso chiedo spiegazioni, il più delle volte guardo e basta.
E faccio raccolta di ipotesi.
In cui credo, dal piacere estetico al significato personale.
Simboli, disegni.
Monocromatici, a colori.
Non amo le scritte, anche se le comprendo come scelta.

domenica 25 gennaio 2026

mondi differenti

Due mondi: quello sconosciuto e del tutto nuovo di SeleS, quello noto e familiare di Rise Keep Survive.
E sentirsi a casa in entrambi, in compagnia di personaggi conosciuti così come di perfetti, al momento, estranei con cui vai d'accordo al primo sguardo, al primo gesto.
Un mondo fantascientifico e uno realistico.
Una serie che nasce, una che (forse) si conclude.
La sostanza dei racconti è diversa, lo sono le emozioni che suscitano, le riflessioni che ne derivano, ma la capacità di attrarre l'attenzione del lettore è, fondamentalmente, la stessa.

venerdì 5 dicembre 2025

Tensione e rilassatezza

 Il peso di questi due termini, tensione e rilassatezza, confrontando 'Nobody else like Emory' (by Laura Costantini) e '24+1 appuntamenti a Shangai' (by Martina Tognon), si compensa.
In 'Nobody else like Emory' la tensione la fa da padrona, eppure c'è, alla fine, la meritata rilassatezza.
In '24+1 appuntamenti a Shangai', la rilassatezza, nonostante i momenti di tensione, prevale.
Sono situazioni diverse, è vero, ma rapportandoli in un contesto di lettura, si compensano piacevolmente l'uno con l'altro, e non relativamente alla sequenza scelta per essere partecipe delle storie che raccontano.

domenica 9 novembre 2025

di cambiamenti e permanenze

L'estate di sangue e La grande mutazione.
Le opere di due autrici che ci propongono un cambiamento drastico e inaspettato della vita come la intendiamo usualmente, temporaneo nella prima, definitivo nella seconda.
Ambientate entrambe in Inghilterra, contemporanea e vittoriana, ce la descrivono minuziosamente nella sua sostanza, senza tralasciare, anzi dandogli un posto da protagonista, l'elemento identificativo di essa: i suoi regnanti, nello specifico re Carlo III e la regina Vittoria, che affiancano i protagonisti con la loro presenza tangibile ed essenziale.

lunedì 20 ottobre 2025

Di quel che c'è dietro

 Non è solo un fatto di cronaca e Una golosità, sono  due romanzi che spaziano sul passato per indagare e comprendere il presente.
Entrambi sono un viaggio del protagonista, e di chi gli sta intorno, che chiede al lettore di accompagnarlo.
Non sono viaggi facili, nessuno dei due, perché si attraversano situazioni umane non esattamente piacevoli anche se la prima è, di fatto, più cruenta della seconda, e di impatto psicologico maggiore, anche se l'altro è notevole.
Siamo davanti a due drammi familiari, uno esploso nell'inaccettabile, l'altro tenuto celato dalle apparenze.
Ma anche davanti alla quotidianità dei protagonisti.
Alla realtà di ciò che ci è a fianco, pure quando non guardiamo in quella direzione.