Serena Bortone - Le dirimpettaie - Rizzoli
Cinque donne: colei che racconta, sua madre, le tre vicine di casa: Tina, originaria della Campania, Gabriella, milanese, Maria, romana come le prime due, raccontate nell'arco di tempo dal marzo 1966 al dicembre 1999.
Di chi racconta e della madre si conosceranno solo le azioni relative alle vite delle altre tre, di cui si scenderà nel dettaglio, essendo, queste, le protagoniste titolari della storia.
Ne conosceremo carattere, pensieri, azioni, narrate con grazia, limpidezza e precisione dall'autrice, testimone del loro stare al mondo nella Storia.
Storia di cui tutte loro fanno parte, che hanno vissuto, da cui sono state formate, che hanno contribuito a creare.
'Le dirimpettaie' è un romanzo che coinvolge, al di là del parteggiare per l'una, per l'altra, per tutte, nei casi della vita che le vedono protagoniste.
Casi che ci riportano ad una realtà vissuta sì, ma, per la maggior parte delle volte, da lontano, anche quando in prima persona, come le cose che appartengono al privato ma non al pubblico.
Riproporre l'evoluzione dagli anni sessanta al secolo nuovo attraverso la vita delle persone comuni dà spessore ai fatti e la concretizza nel quotidiano, nel vissuto di tutti, dà modo di riconoscerla come anche parte del proprio vissuto.
Inutile sottolineare la pienezza dei personaggi, anche quando delineati solo con pochi, essenziali, tratti.
Fondamentale la caratterizzazione dei due universi, complementari e distanti, femminile e maschile, e, soprattutto, di quello femminile dentro e fuori gli schemi imposti dai dettami sociali.
E' un romanzo all'insegna della libertà: di essere, di agire, oltre che di pensare e fantasticare, e questo è uno degli insegnamenti fuori dal tempo che contiene, forse il più importante.
Scritto in un linguaggio scorrevole e preciso, il racconto alterna, pur se portato avanti dalla stessa voce narrante, i punti di vista di Tina, Gabriella e Maria, e la scelta si rivela adatta per fornire la visione di ognuna senza stravolgere la continuità della storia e per inserire agevolmente i vari riferimenti cinematografici, musicali, letterari, di cui c'è un uso abbondante e giustificato.
I personaggi maschili non ne escono esattamente a testa alta quanto quelli femminili, pur, questi, nelle loro situazioni ambigue e compromettenti, ma, fondamentalmente, non è un giudizio negativo, quello espresso nei loro confronti, in quanto parti anch'essi del meccanismo più grande di cui, in società, siamo tutti parte.
E', però, una sollecitazione affinché anche loro abbraccino evoluzione e libertà come stile di vita.
In accordo di parità fra universi e derive di essi.