domenica 25 ottobre 2026

nei fatti, la stessa cosa

Ci sono volte in cui la differenza fra giusto e sbagliato è talmente minima da annullarsi e scomparire.
Ci sono momenti in cui fra chi vince e chi perde non c'è differenza, e la vittoria, se di vittoria si può parlare, è tale e quale ad una sconfitta.
E' brutto. E' il mondo che gira così.
Non è giusto. Ma il mondo non si ferma.

Nostalgia

Interni di Palazzo Gravina, Napoli, Facoltà di Architettura.






Ritrovarsi

Nei posti, nelle situazioni, nei pensieri, nelle azioni che non ti appartengono più non è possibile ritrovarsi.
Non è proprio possibile.
Non ha neanche senso, anche se dispiace, anche se provoca dolore e sensazioni spiacevoli.
La soluzione è ricostruire il rapporto.
Nel senso di costruirlo di nuovo, nuovo.
Nuovo in tutto, pure se le fondamenta sono nel passato.
E' possibile. E' difficile. E' faticoso.
Ma si può fare.
Si può provare a farlo.
O si deve, per non dissolversi in quello che non c'è più.

sabato 10 ottobre 2026

Alienazione

'Fiori per Algernon' (by D. Keyes),
'Glasgow boys' (by M. McDonald),
'Quando ruggiscono i conigli' (by Melanto Mori).
Tre situazioni diverse con un denominatore comune: il disagio sociale.
Dove generato da una condizione fisica.
Dove causato da situazioni familiari che hanno trascurato le cure parentali nel periodo dell'infanzia.
Dove determinato da pratiche negative di vita che si sono consolidate in un'adolescenza problematica per proiettarsi nel futuro.
Tre storie che vengono descritte con un'accortezza a queste situazioni che non le fa diventare fonte di negatività, ma, al contrario, le rende occasioni di confronto, da cui uscire scambievolmente sanati e arricchiti.

'Glasgow boys'

 Margaret McDonald  - Glasgow boys -  Rizzoli  2026
           trad. Silvia Fornasiero

Glasgow, East Kilbride, settembre: Banjo, diciassette anni, sesto anno, fa il suo ingresso nella nuova scuola che culmina nella rissa con un compagno di classe, Kyle e nel ritorno a casa prelevato dalla madre affidataria, Paula.
Contemporaneamente, Finlay, che di anni ne ha diciotto, arriva alla stazione centrale di Glasgow, quindi si insedia nella sua camera alla Residenza Studentesca dell'Università dove ha scelto di frequentare infermieristica.
Due giovani vite, all'apparenza normali, che però sono segnate da un passato difficile: i genitori di Banjo erano tossicodipendenti ed, in più, il padre era un violento; Finlay è stato abbandonato, ragazzino, dalla madre, e non ha mai conosciuto il padre.
In affido o in istituto, dai dieci anni il primo, dagli undici il secondo, si sono però incontrati, quattro anni prima dell'inizio della storia raccontata, all'Istituto St. Andrews, dove, capitati nella stessa stanza, i due ragazzi sono riusciti, nonostante le proprie difficoltà relazionali, ad aiutarsi a vicenda e ad instaurare fra loro un rapporto di fratellanza.
Una realtà taciuta, un malinteso, venuto alla luce nel momento in cui Finlay va in affido, rompe, però, l'armonia creatasi,  e questi e Banjo non si ricontattano più.
Il fantasma del loro rapporto è, però, sempre presente, e, insieme alle conseguenze dei traumi subiti, influenza la vita di entrambi. Vita che, però, cercano di costruirsi, giorno per giorno, nonostante gli sforzi, a volte, si dimostrino immani.
Entrambi troveranno un lavoro per far fronte alle loro necessità mentre studiano, entrambi si creeranno un mondo, delle amicizie. Banjo si innamorerà, corrisposto, di Alena, e Finlay ritroverà e confermerà l'amore, corrisposto, con Akash, compagno di infanzia. Poi il caso li farà incontrare e affrontare il lasciato in sospeso.
Glasgow boys è un romanzo molto intenso, che affronta temi forti con una semplicità strabiliante.
Coinvolge, colpisce, emoziona.
Fa pensare, riflettere, ma non turba negativamente, perché affronta la realtà per quella che è, senza compiacersi di essa.
Tutti i personaggi sono protagonisti, anche se, ovviamente, i principali sono Banjo e Finlay, e sono talmente reali da dubitare siano stati inventati.
Sono reali le situazioni, i luoghi, i comportamenti, le azioni.
E questo per descrivere una realtà che viene spesso messa da parte, su cui si preferisce non indagare, quella dei ragazzi che non hanno una famiglia che si prenda stabilmente cura di loro. Quella dei disagi e delle relative conseguenze a cui sono sottoposti e di cui sono vittime.
Glasgow boys non è, però, dalla parte della denuncia di certe situazioni, è dalla parte di questi ragazzi, della loro voglia di vivere, di integrarsi, di farcela, così come tutti gli altri.
E' dalla parte di chi se la crea, la famiglia che non ha avuto, nonostante la paura di essere rifiutato, la sfiducia, il non riuscire ad esplicitare se stesso, la colpa, presente ed immotivata, di non poter essere, di non contare.
Ma il sentimento dell'amore vive, sopravvive, si rigenera in ognuno, soprattutto quando si scopre di possederlo, di poterlo usare, esplicitare, scambiare. In maniera inconscia, anche, rendendosene conto dopo, a distanza di tempo, di luogo.
Il riconoscere la presenza del sentimento dell'amore, inteso nella sua forma più pura e generica, quello per l'altro con cui si ha un rapporto stabile, di fiducia, di scambievole supporto di essenza, salva e consolida la propria identità e il rapporto, puntuale e generico, con l'altro.
Strutturato per narrare l'attualità dell'uno e dell'altro e, solo per episodi che compaiono in un secondo momento, a margine, la parte della loro vita in comune, il romanzo si segue con facilità, prendendo man mano confidenza col vissuto, passato e presente, di Banjo e Finlay, coi loro sentimenti, col loro modo di agire, facendosi trasportare in una Glasgow reale e non appariscente, fatta di vite comuni eppure speciali in tutti i sensi.
Commovente e, allo stesso tempo, significativa, la realizzazione, da parte di Banjo e Finlay, del sentimento dell'amore come rapporto umano scambievole.
Un concetto al di là dell'innamoramento, della passione, dell'istinto, che ci apre ad una forse nuova, auspicabile, visione del mondo.

'Fiori per Algernon'

 Daniel Keyes  - Fiori per Algernon -  Tea 2026
     trad. Bruno Oddera

Romanzo del 1966 che vinse il premio Nebula, ampliamento di un racconto del 1959 vincitore nel 1960 del premio Hugo per il racconto breve (fonte dei dati riportati: Wikipedia), è una storia di fantascienza in cui Algernon, un topo da laboratorio, subisce un intervento perché la sua intelligenza aumenti.
L'operazione riesce, e gli scienziati che hanno compiuto l'esperimento passano al livello successivo: Charlie Gordon, un disabile mentale.
L'operazione riesce anche questa volta, e Charlie Gordon, poco a poco, supera il quoziente intellettivo e le capacità di chi ha sperimentato su di lui. Questo lo porta ad avere una percezione del mondo presente, ma anche di quello passato, completamente diversa, facendogli rendere conto di cosa è stata la sua vita fino all'operazione e come questa ha influito sul suo rapporto con gli altri.
Purtroppo, però, ci si rende conto che la nuova condizione non è definitiva, e il primo a regredire, deperire e morire, è Algernon.
Charlie Gordon, ormai, sa che la sua fine non sarà diversa e si impegna a trovare il punto debole dell'esperimento a cui è stato sottoposto per il bene degli altri che in seguito potranno usufruirne.
Al di là dell'esperimento fanta-scientifico, Fiori per Algernon è una storia sull'umanità, intesa come interazione e comprensione fra i propri simili, traslata anche agli altri esseri viventi.
Indaga rapporti familiari e sociali, in particolare nella condizione di disabilità mentale, e porta in evidenza atteggiamenti e comportamenti che dimostrano il rapportarsi di ciascuno con questa realtà.
Lo stesso Charlie Gordon, diventato prima sano di mente e poi genio, viene accusato di essere cambiato.
Lo è, certamente, ma il vecchio Charlie Gordon, il Charlie Gordon del passato, quello che è stato accettato ma ha subito, convive col Charlie Gordon nuovo, che nella attuale condizione viene accettato ma continua a subire, anche se per i motivi opposti.
Charlie Gordon, però, non ha mai perso la sua umanità, che lo rende capace di rivedere il rapporto coi genitori e con la sorella e lo spinge a rincontrarli, e neanche la sua empatia, che lo spinge prima a considerare Algernon e se stesso come compagni in una avventura scientifica, pur sapendo che chi agisce considera entrambi cavie, e poi a dare sepoltura al cadavere dell'animale, e, sentendo tornare la condizione da cui era partito, lasciare scritto di provvedere ai fiori, così come lui ha sempre fatto, da mettere su questa piccola tomba.
Il romanzo coinvolge il lettore anche a livello fisico, di lettura, perché il linguaggio di Charlie Gordon, nei rapporti sui progressi che viene invitato a scrivere, cambia seguendo lo sviluppo della sua intelligenza. Questo, all'inizio, può spiazzare, ma rapidamente diviene parte del percorso comprensivo della storia.

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