lunedì 23 marzo 2026
di cercare e trovarsi
A volte bisogna aspettare il momento giusto per leggere una storia.
E il tempo 'perso' è tempo 'trovato' e 'conservato', così che il narrato possa avere e mantenere il suo posto nella memoria.
E' il caso de 'I cercatori di pace', di cui nel lontano 2018 ho letto solo la 'visual story', pur avendo comprati entrambi insieme.
E dopo la lettura vengono le domande, lecite.
Se chi appartiene ad una o ad un'altra generazione abbia, o abbia avuto, ideali, idee, fantasie, progetti, in comune e quali siano state le fonti di essi.
Su l'uno o l'altro degli argomenti a disposizione dell'interesse.
E la risposta è lì, proprio nel vissuto forse, ma non si rivela del tutto, non chiaramente.
Nel caso particolare, quel che mi viene spontaneo rilevare è il tema della comunicazione mentale.
Anche in 'Stelle' è un elemento fondante.
Chi, o cosa, l'avrà portata alla nostra attenzione?
E' un istinto 'naturale' di cui abbiamo sentore ma non conoscenza, che prima o poi verrà fuori o una mera fantasia indotta dal desiderio?
Chissà?!
'I cercatori di pace - visual story'
Niccolò Pizzorno - I cercatori di pace - Visual story - dei Merangoli
(L'edizione del dicembre 2018 è a tiratura limitata, numerata e firmata dall'autore. Ha anche due segnalibri a figura componibile.)
E' la storia de I cercatori di pace, il romanzo, narrata in novanta illustrazioni che descrivono, raccontate in poche righe, in italiano da parte di Laura Costantini cui segue la traduzione in inglese delle stesse da parte di Stephen Gore, i punti salienti della vicenda.
Una narrazione per immagini e parole che, nella sua essenzialità, riesce a rendere i fondamenti del romanzo.
La trattazione è sicuramente semplificata, ma l'intensità è tale da far provare la stessa emozione della lettura del romanzo anche senza averlo fatto.
E, proprio per non avere più di un certo numero di parole a disposizione, il mistero non è affidato ad esse ma alle immagini, che attendono al loro compito egregiamente, stimolando la fantasia del lettore nell'accettare il proposto e nel collegarlo all'archivio immaginario che gli è proprio.
'I cercatori di pace'
Laura Costantini - I cercatori di pace - dei Merangoli
Un mondo terraformato in cui una guerra che dura da cinquecento anni ha distrutto la civiltà tecnologica.
Due regni: Oqrius e Dafmor, una repubblica: Neapyx, una terra dominata dall'anarchia: Kiderion.
Una lingua comune, un dio unico, scisso in due tendenze: quella spirituale, maschile, il Cielo, quella materiale, femminile, la Terra. La guerra ha minato la credibilità di entrambe, spostando il culto sulla Grande Macchina, sulla tecnologia che prima o poi avrebbe fatto il suo ritorno.
Un pericolo esterno, una cometa in rotta di collisione, spinge i governanti a cercare, tramite i propri emissari, Ghillean, guerriera e concubina di re Lionel IV di Oqrius, Litia, principessa erede del trono di Dafmor, Kimen, generale dell'esercito di Neapyx, a cui si aggiunge, per strada, Tarnell di Kiderion come protettore di Ghillean, il Mutato, un guerriero artificiale del passato, in grado, con la conoscenza del luogo dove esistono ancora le armi del passato, di sconfiggere, tramite queste, il pericolo imminente.
Ma l'esistenza del Mutato crea il quesito del suo futuro possesso da parte di una delle parti ancora in lotta, e scatena una più subdola ricerca nella ricerca.
La storia de I cercatori di pace è il viaggio di questi emissari, che racconta azioni e sentimenti di ciascuno di essi, mossi entrambi dalle situazioni, dove, però, non tutto quello che viene percepito e che le scatena, è la verità.
E' un romanzo complesso, per profondità di contenuti, a cominciare dalla struttura del mondo, in cui nulla è lasciato al caso e in cui, pagina dopo pagina, si scoprono sfaccettature della complessità o ne vengono chiariti aspetti.
Si può considerare un romanzo 'ecologista', dove per 'ecologia' venga inteso il rispetto di ogni 'altro' in natura, sia esso umano, animale, insetto, vegetale o roccia, e, soprattutto la composizione di questi elementi.
In ogni caso è un romanzo che costringe a riflettere sui modi di pensare, di agire, sulle scelte di ognuno e della società a cui si appartiene.
I personaggi sono vividi, reali, affrontano e subiscono, combattono, amano, vincono e perdono le sfide della vita, la sua quotidianità.
Due donne, due uomini, a cui se ne aggiunge un terzo, il Viandante, che sconvolgerà gli equilibri del viaggio con la sua presenza, con la sua essenza, e tirerà i fili della sorte di tutti e di ognuno, esso stesso compreso.
Non è un romanzo leggero, per temi generali, per situazioni particolari, non potrebbe esserlo, ma è scorrevole e fluido, ed è di una semplicità, intesa come chiarezza e coerenza, affascinante e preziosa.
Lo svolgimento degli avvenimenti è in minor parte costituito dal racconto dei fatti generali da parte di Eiren, personaggio a tutti gli effetti, in maggior parte dalla narrazione del viaggio.
Non c'è predominanza maschile o femminile, nel tono della storia, ma c'è una forte componente realistica nel modo di agire, di essere, dell'uno e dell'altra, che rende i comportamenti di ogni personaggio giusti e coerenti con essi stessi anche quando potrebbero essere non giustificabili dall'esterno per il tipo di azione, per la sua violenza o inappropriatezza fuori dallo specifico contesto.
E' un mondo di fantasia, ma, nello stesso tempo, non lo è, e, senza alcun dubbio, l'ispirazione al reale guida le scelte dell'autrice, che, in ogni caso, tratta ogni argomento con la delicatezza e la competenza che spettano al soggetto, e che sono caratteristiche del suo modo di scrivere.
Il titolo è il fine ultimo della ricerca, del viaggio intrapreso, anche a livello personale, di ognuno dei protagonisti.
Otto illustrazioni, più quella di copertina, sono il contributo di Niccolò Pizzorno, che, con la sua particolarissima tecnica illustrativa, rende ancora più completo il romanzo.
mercoledì 11 marzo 2026
racconti vissuti
Racconti di famiglia, racconti della propria famiglia, racconti della manifestazione di asocialità più caratterizzante del genere umano.
Una volta si raccontava di più.
C'era il desiderio di parlare di sé, del proprio vissuto.
Anche quando era triste, doloroso.
C'era la curiosità di conoscere, di sapere.
La ripetizione faceva memoria, anche quando questa non era la propria.
Diventava l'appiglio, il collante, per i ritrovamenti, fossero essi oggetti o documenti, che non solo avevano un senso, ma ne creavano altro.
Ho l'impressione che questo patrimonio, non solo fisico, ma soprattutto mentale, sia andato un (bel) po' perso, anche se si cerca di attingervi come ad una vitale necessità, senza tenere in considerazione il fatto che, una volta perse, abbandonate, certe nozioni, certi ricordi, certe prove tangibili, non sono più recuperabili, e ci si può, nel caso, affidare solo all'oggettività esterna, ufficiale.
'Meglio così'
Amélie Nothomb - Meglio così - Voland trad. Federica Di Lella
Bruxelles, estate del 1942, Adrienne ha quattro anni, sua sorella Jacqueline è di poco più grande, l'una la trascorrerà dalla nonna materna a Gand, l'altra da quella paterna a Bruges.
La assegnazione è dovuta al carattere delle bambine, oltre che a quello delle nonne: resistente, con un forte istinto di sopravvivenza Adrienne, più debole, tendente ad isolarsi per proteggersi, Jacqueline; dispotica, poco incline a provare e a manifestare amore, con l'unica eccezione di quello riservato ai gatti, la nonna di Gand, accogliente, benevola, ma decisa e risolutiva, quella di Bruges.
Dall'estate successiva, entrambe le sorelle vanno a Bruges e la storia prosegue raccontando le vicende familiari durante gli anni della guerra e quelli immediatamente successivi, fino al matrimonio di Adrienne.
Che non è soltanto la protagonista, ma, in incognito, anche la persona a cui è ispirato, a cui è dedicato, il volume, cioè la madre della scrittrice.
E' sua la vicenda narrata, a memoria del suo congedo da questo mondo.
Un evento che, pure nella sua naturalità, ha lasciato un segno.
Differente da quello analogo relativo alla dipartita del padre della scrittrice.
E, così come è stato diverso il suo rapporto con ciascuno dei suoi genitori, diverso è stato il modo scelto per raccontare di ognuno di loro.
Essendo questa cosa palese, l'autrice ha ritenuto opportuno spiegare, in un paio di capitoli in coda al romanzo, di questa relazione fatta di differenze, di similitudini, con l'uno o con l'altra, di amore semplicemente dissimile nel manifestarsi e nell'essere percepito.
Una coda interessante e coinvolgente, per un romanzo perfettamente in linea con le atmosfere narrative di Amélie Nothomb nonostante l'argomento e i personaggi siano reali, e con essi il coinvolgimento sia, da parte sua, strettamente personale.
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