sabato 27 giugno 2026

'Il Principe e la Sarta'

 Jen Wang  - Il Principe e la Sarta - Bao  (2019)

In vacanza a Parigi con la famiglia per cercare una consorte, il principe del Belgio, Sebastian, si accorge dell'opera di una giovane sarta, Frances, e le chiede di lavorare per lui.
Frances accetta, e si ritrova a confezionare abiti molto particolari per Lady Crystallia, a cui fa anche da accompagnatrice nelle notti parigine.
Lady Crystallia, ovvero il principe Sebastian, al quale piace indossare abiti femminili, permette a Frances di conoscere il mondo dell'alta moda, ma quando il suo segreto rischia di essere scoperto, chiede alla ragazza di farsi da parte.
Frances lo fa, ma questo non salverà il principe, che dovrà affrontare le conseguenza della resa pubblica della sua passione.
Alla fine, però, si ritroverà al fianco l'unica persona che lo ha capito e stimato: Frances, che, nel frattempo, è riuscita ad entrare, per i suoi meriti, nella moda d'alto livello.
Il Principe e la Sarta è una storia gradevole godibilissima, che affronta il tema del travestimento, dell'accettazione dell'altro per quel che è, del giudizio sulle azioni altrui quando queste non ledono alcun diritto di qualcuno, e lo fa con una leggerezza carica di forza e di potenza.
E' una favola, certo, ma ha la concretezza delle storie possibili e reali.
Delle storie di persone comuni, perché, anche sia Sebastian che Frances, nei loro sogni, nelle loro aspirazioni, sono persone comuni, e quando le loro esigenze vengono comprese, la patina di assurdo, di proibito, che le circondava, si dissolve, insieme ai dubbi, alle incertezze, alle paure.
Il tratto del disegno è semplice, ma curato nei dettagli e nel colore, e rende pienamente atmosfere, situazioni e carattere dei personaggi.
Curata anche la grafica dell'impaginazione e dei capitoli. Presente in coda una piccola spiegazione sulle scelte operate nell'impostazione di trama e disegno della storia.

tra generazioni

 La casa delle magnolie by Flavia Biondi - Scirocco by Giulio Macaione

Due figure femminili: Isadora e Elsa, due nonne.
Due figure femminili: Amelia e Mia, due nipoti.
Situazioni simili, per certi versi, lo stesso dicasi per i percorsi e le evoluzioni delle vicende, ma lo stesso rapporto di affetto e lo stesso legame di sentimenti fra le protagoniste.
Un rapporto particolare, quello fra nonni e nipoti, soprattutto se femmine e femmine, ma anche fra maschi e maschi.
Una sintonia per certi versi inspiegabile, ma che potrebbe nascere dal non dare eccessiva importanza,  dall'ignorare in pratica, la generazione che li divide.

'Scirocco'

 Giulio Macaione  - Scirocco - Bao  (2021)

Venezia - San Mauro Castelverde - Venezia. Con un piccolo inframezzo milanese.
Questi i luoghi in cui si svolge Scirocco, la storia in parallelo di un momento, preciso e significativo, nella vita di nonna e nipote.
Elsa è vedova e alle prese col ritorno di un male che non lascia scampo.
Mia deve diplomarsi, e, studiando danza, ha la possibilità di farsi ammettere al Teatro alla Scala.
Entrambe vivono con Gianni, figlio dell'una e padre dell'altra, che gestisce il caffè Scirocco, nome che evoca le origini della famiglia.
Elsa e Mia sono legate, in un certo senso si rispecchiano l'una nell'altra, ma la differenza di età e le situazioni impongono che debbano porsi diversamente davanti alla vita.
Elsa, a cui la malattia ha già tolto la scultura, decide di vivere il tempo che le resta libera, con se stessa e con quelli che ama, e il breve periodo trascorso in Sicilia, in visita ad un amico e ai luoghi della sua infanzia, dove viene raggiunta dal figlio e dalla nipote alla sua ricerca, servirà alla donna per ritrovarsi, per riappropriarsi del proprio destino.
Anche Mia, dopo un periodo di ribellione alla fatica dell'esercizio quotidiano e allo stress della malattia della nonna, si rende conto che il suo futuro è proprio quello di essere una ballerina.
A margine della storia delle due donne, ma spronato da essa, anche Gianni si ritroverà a dare una nuova possibilità alla sua vita sentimentale.
Argomento non facile da trattare, quello della scelta in funzione della qualità della esistenza in una situazione di malattia terminale, ma l'autore riesce a far pervenire al lettore i concetti basilari di positività in una scelta che ad ogni esame non è facile, ma sicuramente è lecita e condivisibile.
Le atmosfere dei momenti sono sono rese, nel complesso delle fasi, dalla bicromia differente, e questa riesce ad essere pienamente efficace.
I personaggi sono delineati con precisione e forza, tutti, nella manifestazione di sentimenti e stati d'animo.
Una storia a modo suo veloce, ma che dà l'importanza che merita, che gli è dovuta, al tempo in ogni sua forma, e ai legami che esso mantiene, conserva, ripropone.

venerdì 12 giugno 2026

di luoghi non più familiari II

A volte la familiarità con un posto che si conosce, che si è frequentato a lungo, si perde.
Perché le forme cambiano.
E non è un male che lo facciano, ma se le nuove forme sono accoglienti, la familiarità si ricrea.
Non sempre succede, però.
Il motivo è nella ricerca dell'uso a discapito dell'identità.
Le due cose non sono in contrasto, non sono in disaccordo: deve esserci equilibrio fra esse, deve esserci proporzione.
Non tutti i luoghi sono uguali, quindi non esiste una percentuale dell'uno e dell'altra da utilizzare senza prima aver capito dove si deve operare la trasformazione, e quando l'uno o l'altra prevalgono, l'equilibrio si rompe irrimediabilmente e il degrado del luogo comincia la sua lenta, inesorabile, erosione.
C'è una cura?
Certamente!
Ma bisogna volerne riconoscere la necessità e seguirla.

di luoghi non più familiari

Un luogo resta per sempre tuo?
Tu appartieni per sempre ad esso?
Anche quando ti allontani?
Pure se è esso ad allontanare te?
La risposta non è un sì o un no.
Probabilmente non è neanche un forse.
Perché si cambia.
Perché i luoghi cambiano.
Cambia l'accoglienza che ti rivolgono.
A volte, nonostante tutto, ti rifiutano.
Perché il cambiamento è tale da essere diventato degrado e tu non fai parte di quel degrado, e il luogo lo sa.
Perché il degrado non è solo incuria e sporcizia: è anche, e soprattutto, perdita di identità.
E quella carta sporca della cui presenza nessuno si cura, a volte è meglio di una spianata arida e inospitale.

'La casa delle magnolie'

 Flavia Biondi  - La casa delle magnolie -  Bao (2023)

Montalcino: Amelia Vittori, ex assistente di volo, torna per riportare, nella casa della nonna dove ha vissuto sotto la di lei tutela, qualcosa di importante.
Montalcino: Ada Mazzanti, insegnante di lettere, è stata appena nominata supplente in un liceo del paese.
Si incontrano nella hall dell'albergo che entrambe hanno scelto per la permanenza sul posto e subito un'affinità inconscia si manifesta fra le due giovani.
L'una ha una sorella maggiore, Alba, con cui intrattiene un rapporto problematico, l'altra un fratello gemello, Jona, con cui il legame è molto forte; entrambe hanno segreti nel passato e problemi nel presente  che ordiranno la trama sulla quale ognuna delle due tesserà il disegno del loro rapporto.
Un rapporto fatto di silenzi, chiacchiere, a volte di bugie, di intesa, di gesti, di spazi condivisi, di momenti solitari e riservati.
Pian piano, i problemi, le debolezze, le necessità di entrambe, verranno fuori, e pur creando disagio, troveranno una soluzione, si risolveranno, perché l'intesa, nonostante tutto, è una condizione, un sentimento, che fa superare le difficoltà e può essere il preludio a qualcosa di più solido ed intimo.
La casa delle magnolie è un romanzo per immagini e parole molto intenso e coinvolgente, dove le situazioni, e soprattutto i personaggi che le vivono, vengono presentati in maniera accurata e completa, anche con solo poche tavole.
Come quelle con cui si apre il racconto e quelle con cui si conclude.
Disegno e parlato vanno di pari passo, senza che il secondo prevalga sul primo, i cui colori netti, cremosi, precisi nell'evocare le atmosfere, donano la tridimensionalità del vissuto al tratto distintivo dell'autrice.

Altri colori di giugno