lunedì 24 agosto 2026

il viaggo

Il viaggio: ovvero lo spostamento da un posto all'altro, per lavoro, per diletto, per lo spostarsi.
Ha un suo valore, una sua identità a prescindere dal motivo per cui lo si effettua.
E' un'entità separata dal contesto per il quale avviene.
Tanto significativa e potente, nella sua essenza, che si viaggia anche per viaggiare.
Chi lo fa, a volte lo esplicita a volte no, perché, la maggior parte delle volte, è visto come tempo sottratto ad altro.
Può succedere. L'imprevisto è dietro l'angolo, e a volte il tempo per l'altro è davvero contato.
Però il viaggio è il viaggio.
Tutti lo racconteranno, esaltandolo o denigrandolo.
Del resto, quella su di esso, è la prima domanda che viene posta, relativamente ad un qualsiasi spostamento.
Ma è anche il ricordo che rimane più latente, nel tempo, pur senza scomparire.
Discreta memoria da richiamare alla bisogna.
Necessità inconsapevole, pur quando, nella sua esplicitazione, mal tollerata.
Il tempo del viaggio non è sottratto ad altro.
E' il tempo del movimento: necessario, imprescindibile, vitale.

colori d'agosto





 

'Floating Hotel'

 Grace Curtis  - Floating Hotel -  Mondadori
 trad. Serena Tardioli

In un mondo che si estende quanto la Via Lattea, governato da un imperatore pluricentenario, dove l'esistenza degli alieni è negata e la stessa ipotesi di essa proibita per legge, il Grand Abeona Hotel, una nave spaziale di lusso, trasporta i suoi ospiti lungo le rotte della galassia, entrando ed uscendo dallo spazio profondo e fermandosi nei pressi dei pianeti abitati per fare rifornimento e per permettere di scendere e  di salire su di essa, anche solo per un giorno, nei momenti di sosta della crociera.
Voluta e gestita da Nina Windrose, la nave ha un personale di varia provenienza, che, nella sua individualità, nasconde il segreto della vita passata prima di essere accolto e preso a lavorare nell'hotel.
Carl ha dodici anni, quando ci sale, e quarant'anni dopo, Nina Windrose non più in vita, ne è il direttore.
E mentre la vita dell'Abeona continua quasi come sempre ha fatto, intorno ad essa si stringono le maglie del governo centrale a causa della presenza, nel suo personale, del Lampionaio, unica fonte, attraverso i brevi dispacci di notizie libere dalla censura che svelano i segreti dell'impero, e della sfida lanciata, durante l'annuale conferenza dei Risolutori di Problemi, di decodificare un codice scritto e inviato milioni di anni prima e da sempre custodito in segreto.
La storia è affascinante, divertente e si fa seguire.
Ogni personaggio cattura l'attenzione del lettore con il suo carattere, con la sua storia, coi legami che instaura con gli altri membri dell'equipaggio.
L'avventura è insita nel viaggio e l'intrigo politico fornisce la componente spionistica ad essa.
Il tema della supremazia umana, con tutte le implicazioni del caso, è trattato in maniera pacata, ma in grado di stimolare la riflessione, sia dei personaggi all'interno della storia, sia del lettore.
Il finale è poesia e speranza, e viene proposto col tono leggero ed elegante di un servizio di lusso.

giovedì 13 agosto 2026

il tempo reale

E', a volte, parte integrante del romanzo.
Elemento narrativo, sfondo, protagonista.
Può avere tutti i ruoli e tutti insieme.
E può servire per orientare la lettura del romanzo.
Questa cosa può essere fuorviante, però, perché la realtà è la realtà.
Deve star fuori dall'ideologia, se è la parte oggettiva, immutabile -anche quando e se in evoluzione- della storia.
Non sempre esso viene considerato tale e nella giusta maniera.
La Storia così si piega all'utile, al necessario, e pure quando gli elementi sono oggettivi, vengono assimilati con sospetto, con distanza. A volte a torto, a volte a ragione.
Nei due romanzi di riferimento ('Primavera in siberia' by A. Mozgovoy, 'Le dirimpettaie' by S. Bortone) il tempo reale qui si piega in favore di ciò che vuole essere messo in evidenza, là fornisce lo sfondo su cui proiettano le azioni.

'Le dirimpettaie'

 Serena Bortone  - Le dirimpettaie -  Rizzoli

Cinque donne: colei che racconta, sua madre, le tre vicine di casa: Tina, originaria della Campania, Gabriella, milanese, Maria, romana come le prime due, raccontate nell'arco di tempo dal marzo 1966 al dicembre 1999.
Di chi racconta e della madre si conosceranno solo le azioni relative alle vite delle altre tre, di cui si scenderà nel dettaglio, essendo, queste, le protagoniste titolari della storia.
Ne conosceremo carattere, pensieri, azioni, narrate con grazia, limpidezza e precisione dall'autrice, testimone del loro stare al mondo nella Storia.
Storia di cui tutte loro fanno parte, che hanno vissuto, da cui sono state formate, che hanno contribuito a creare.
 'Le dirimpettaie' è un romanzo che coinvolge, al di là del parteggiare per l'una, per l'altra, per tutte, nei casi della vita che le vedono protagoniste.
Casi che ci riportano ad una realtà vissuta sì, ma, per la maggior parte delle volte, da lontano, anche quando in prima persona, come le cose che appartengono al privato ma non al pubblico.
Riproporre l'evoluzione dagli anni sessanta al secolo nuovo attraverso la vita delle persone comuni dà spessore ai fatti e la concretizza nel quotidiano, nel vissuto di tutti, dà modo di riconoscerla come anche parte del proprio vissuto.
Inutile sottolineare la pienezza dei personaggi, anche quando delineati solo con pochi, essenziali, tratti.
Fondamentale la caratterizzazione dei due universi, complementari e distanti, femminile e maschile, e, soprattutto,  di quello femminile dentro e fuori gli schemi imposti dai dettami sociali.
E' un romanzo all'insegna della libertà: di essere, di agire, oltre che di pensare e fantasticare, e questo è uno degli insegnamenti fuori dal tempo che contiene, forse il più importante.
Scritto in un linguaggio scorrevole e preciso, il racconto alterna, pur se portato avanti dalla stessa voce narrante, i punti di vista di Tina, Gabriella e Maria, e la scelta si rivela adatta per fornire la visione di ognuna senza stravolgere la continuità della storia e per inserire agevolmente i vari riferimenti cinematografici, musicali, letterari, di cui c'è un uso abbondante e giustificato.
I personaggi maschili non ne escono esattamente a testa alta quanto quelli femminili, pur, questi, nelle loro situazioni ambigue e compromettenti, ma, fondamentalmente, non è un giudizio negativo, quello espresso nei loro confronti, in quanto parti anch'essi del meccanismo più grande di cui, in società, siamo tutti parte.
E', però, una sollecitazione affinché anche loro abbraccino evoluzione e libertà come stile di vita.
In accordo di parità fra universi e derive di essi.

'Primavera in Siberia'

 Artem Mozgovoy  - Primavera in Siberia - Astoria Ugo Guanda Editore 2025 
traduzione dall'inglese: Simona Garavelli

Nel 1985, in un paese della Siberia centrale, da madre di etnia altaia e da padre siberiano, entrambi ingegneri provenienti da famiglie rurali, nasce Alexey Morozov.
Cresce a Taiga, la cui stazione è a metà della ferrovia transiberiana e trascorre le vacanze nella fattoria della nonna paterna, situata nei pressi della miniera dove lavora il nonno.
E' una vita solitaria, quella di un bambino attento, servizievole, quieto, non portato per gli sport ma amante della danza, della poesia, che si troverà ad affrontare il sentimento dell'amore quando, ragazzo, dopo essersi trasferito in una citta vicina solo con la madre, un compagno di scuola gli dichiarerà il proprio.
Questi, Anton, di cui entrambi i genitori sono agenti del KGB, diventerà punto di riferimento per la crescita personale e sociale di Alexey.
Dopo un viaggio nell'Europa occidentale, però, a causa dei genitori di Anton, la storia fra i due ragazzi finirà con la fuga di questi, e Alexey, trovandosi solo ad affrontare un mondo in cui non si è sentito mai a suo agio, ormai all'università, si impegnerà per ottenere una borsa di studio per l'America.
Divisa in due blocchi: l'infanzia di Alexey fino alla morte del nonno e dal trasferimento in città fino alla borsa di studio, la storia scorre in maniera costantemente facile alla lettura e alla comprensione delle situazioni. Quasi bucolica la prima parte, pure se mitigata dalle difficoltà del potente freddo siberiano, molto vita nei quartieri periferici industriali la seconda, pure quando l'ambientazione si sposta nella capitale.
E' un racconto che ci offre, oltre alla storia personale di Alexey, una visione dall'interno delle trasformazioni a cui è andata incontro l'unione sovietica dopo lo scioglimento di essa.
E' una visione legittima, giustificata e giustificabile, però generica e personale, dove vengono riportati determinati fatti che, per forza di cose, non possono venire analizzati e criticati nella loro compiutezza storica, pure se, riportati così come viene fatto, spingono la riflessione di chi legge su di essi e su ciò che hanno implicato e implicano tutt'ora.
Nelle vicende personali di Alexey, in occasione di situazioni drammatiche c'è una risoluzione delle stesse all'apparenza molto semplice, e questo, pur forse giustificato dalla globale positività della narrazione, lascia in qualche modo perplessi, anche se le azioni e le decisioni del protagonista sembrano averne tenuto conto. Ne consegue la sensazione di una valutazione differente fra ciò che riguarda il personale e quello che riguarda la società, con una sminuizione degli atti che dovrebbero essere messi in evidenza e una maggiorazione degli eventi che, in definitiva, si distribuiscono su una platea più estesa. Un accennare e un evidenziare che lasciano una strana sensazione nel lettore.
I personaggi vengono descritti nella loro complessità, anche se, nel corso degli eventi, mancano alcune loro azioni e decisioni che sarebbero chiarificatrici di fatti e situazioni, così come sarebbe servito qualche raccordo e qualche spiegazione aggiuntiva al complesso della storia, che, però, tutto sommato, nella sua pacatezza, risulta una lettura gradevole. 

Il basilico