Margaret McDonald - Glasgow boys - Rizzoli 2026
trad. Silvia Fornasiero
Glasgow, East Kilbride, settembre: Banjo, diciassette anni, sesto anno, fa il suo ingresso nella nuova scuola che culmina nella rissa con un compagno di classe, Kyle e nel ritorno a casa prelevato dalla madre affidataria, Paula.
Contemporaneamente, Finlay, che di anni ne ha diciotto, arriva alla stazione centrale di Glasgow, quindi si insedia nella sua camera alla Residenza Studentesca dell'Università dove ha scelto di frequentare infermieristica.
Due giovani vite, all'apparenza normali, che però sono segnate da un passato difficile: i genitori di Banjo erano tossicodipendenti ed, in più, il padre era un violento; Finlay è stato abbandonato, ragazzino, dalla madre, e non ha mai conosciuto il padre.
In affido o in istituto, dai dieci anni il primo, dagli undici il secondo, si sono però incontrati, quattro anni prima dell'inizio della storia raccontata, all'Istituto St. Andrews, dove, capitati nella stessa stanza, i due ragazzi sono riusciti, nonostante le proprie difficoltà relazionali, ad aiutarsi a vicenda e ad instaurare fra loro un rapporto di fratellanza.
Una realtà taciuta, un malinteso, venuto alla luce nel momento in cui Finlay va in affido, rompe, però, l'armonia creatasi, e questi e Banjo non si ricontattano più.
Il fantasma del loro rapporto è, però, sempre presente, e, insieme alle conseguenze dei traumi subiti, influenza la vita di entrambi. Vita che, però, cercano di costruirsi, giorno per giorno, nonostante gli sforzi, a volte, si dimostrino immani.
Entrambi troveranno un lavoro per far fronte alle loro necessità mentre studiano, entrambi si creeranno un mondo, delle amicizie. Banjo si innamorerà, corrisposto, di Alena, e Finlay ritroverà e confermerà l'amore, corrisposto, con Akash, compagno di infanzia. Poi il caso li farà incontrare e affrontare il lasciato in sospeso.
Glasgow boys è un romanzo molto intenso, che affronta temi forti con una semplicità strabiliante.
Coinvolge, colpisce, emoziona.
Fa pensare, riflettere, ma non turba negativamente, perché affronta la realtà per quella che è, senza compiacersi di essa.
Tutti i personaggi sono protagonisti, anche se, ovviamente, i principali sono Banjo e Finlay, e sono talmente reali da dubitare siano stati inventati.
Sono reali le situazioni, i luoghi, i comportamenti, le azioni.
E questo per descrivere una realtà che viene spesso messa da parte, su cui si preferisce non indagare, quella dei ragazzi che non hanno una famiglia che si prenda stabilmente cura di loro. Quella dei disagi e delle relative conseguenze a cui sono sottoposti e di cui sono vittime.
Glasgow boys non è, però, dalla parte della denuncia di certe situazioni, è dalla parte di questi ragazzi, della loro voglia di vivere, di integrarsi, di farcela, così come tutti gli altri.
E' dalla parte di chi se la crea, la famiglia che non ha avuto, nonostante la paura di essere rifiutato, la sfiducia, il non riuscire ad esplicitare se stesso, la colpa, presente ed immotivata, di non poter essere, di non contare.
Ma il sentimento dell'amore vive, sopravvive, si rigenera in ognuno, soprattutto quando si scopre di possederlo, di poterlo usare, esplicitare, scambiare. In maniera inconscia, anche, rendendosene conto dopo, a distanza di tempo, di luogo.
Il riconoscere la presenza del sentimento dell'amore, inteso nella sua forma più pura e generica, quello per l'altro con cui si ha un rapporto stabile, di fiducia, di scambievole supporto di essenza, salva e consolida la propria identità e il rapporto, puntuale e generico, con l'altro.
Strutturato per narrare l'attualità dell'uno e dell'altro e, solo per episodi che compaiono in un secondo momento, a margine, la parte della loro vita in comune, il romanzo si segue con facilità, prendendo man mano confidenza col vissuto, passato e presente, di Banjo e Finlay, coi loro sentimenti, col loro modo di agire, facendosi trasportare in una Glasgow reale e non appariscente, fatta di vite comuni eppure speciali in tutti i sensi.
Commovente e, allo stesso tempo, significativa, la realizzazione, da parte di Banjo e Finlay, del sentimento dell'amore come rapporto umano scambievole.
Un concetto al di là dell'innamoramento, della passione, dell'istinto, che ci apre ad una forse nuova, auspicabile, visione del mondo.