Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post

sabato 18 marzo 2017

Storie di Giocattoli

 
E' risaputo che a me piacciono i giocattoli, quindi non potevo assolutamente perdermela!
Ho anche acquistato il (mini) catalogo della stessa.
Distribuita efficacemente come un percorso in cui si identificavano chiaramente le varie aree per soggetto, è stata una visita piacevole, gratificata da spiegazioni, brevi ma efficaci, apposte al lato di ogni macrobacheca. Unico inconveniente: il riflesso delle luci sui vetri di protezione.

domenica 5 febbraio 2017

S. McCurry 'Senza confini'

 
La cosa che ti colpisce di più, nelle foto riprodotte nella mostra, è quanto siano vari e vividi i colori. Poi ci sono le espressioni dei soggetti ritratti.
Quindi ci sono le situazioni, le scene.
E c'è lo spazio, le immagini riflesse che prendono corpo più di quelle di cui sono immagine, e c'è la guerra, ma c'è pure la quotidianità di mondi in cui non ci rispecchiamo.
L'allestimento è curato, ma forse l'entità delle opere avrebbe avuto bisogno di un maggiore spazio per apprezzarle le stesse nella giusta luce e alla giusta distanza, indipendentemente, ma pure volendo tenerne conto,  dalla  quantità di visitatori.

venerdì 21 maggio 2010

da Caravaggio

Una mostra 'seria', all'anno, bisogna visitarla.
Quest'anno la scelta è caduta su Caravaggio, su quella allestita, solo con opere sue, alle Scuderie del Quirinale, a Roma.
Le previsioni di fila un po' mi spaventavano, ma l'entusiasmo dell'amica con cui ci sono andata mi ha convinto! ;)))
In effetti ce la siamo cavata con una sola ora e mezza sotto il sole! (Munite, però, di ombrello e cappello! ;PPP)
E bisogna ammettere che ne valeva la pena!
Certe cose vanno vissute nella loro consistenza! (Anche se a distanza, per loro, di sicurezza!)
Nessun catalogo, per quanto ben fatto, potrà mai trasmetterti l'emozione del reale!
In quel caso, infatti, è necessario attivare l'immaginazione emozionale, nell'altro no. Anzi, forse, è necessario tenere a freno i sentimenti che si scatenano, perché possono sopraffarti.
Già il trovarsi davanti, 'dal vero', certe espressioni della sensibilità e dell'ingegno umano, per di più in un numero discreto di esse, fornite tutte della stessa capacità di suscitare sentimenti, (leggi pure: dello stesso autore) è un evento in grado di scuoterti l'animo, ma quando, poi, si tratta di un artista del calibro di Caravaggio... è difficile riuscire a manifestare quel che, a tutt'oggi, può provare chi osa accostarglisi.
La stessa parola 'artista' è forse riduttiva.
Perché il sentimento riprodotto in grado di suscitarne è qualcosa che supera l'arte.
'Genialità'?
Mi sembra un termine poco 'umano', e si farebbe un torto a quella stessa umanità esternata nelle pieghe, nella trasparenza, della pelle dei soggetti ritratti.
'Troppo vivi!', verrebbe da pensare, constatando il movimento, la tridimensionalità, di ogni immagine.
Giochi di luce e di ombre.
Si, ma non è solo questo.
E' 'la vita' che si svolge su quelle tele e ti invita a partecipare di essa.
Ha ragione la mia amica ad esserne totalmente 'presa'! :DDD
Quanto alla mostra in sé, all'allestimento, beh, due piccole critiche non possono non venir fuori.
La prima è sul 'movimento' dei quadri.
Con un'affluenza così massiccia non è possibile, sempre, prevedere un ritorno, e trovarsi costretti a scegliere quale privilegiare non è semplice, né, diciamolo, bello. Soprattutto in occasione di un evento eccezionale come questo.
La seconda critica è al buio eccessivo delle sale.
I fondali su cui posano le tele sono verdi, rossi, e grigi, per distinguere i tre periodi in cui collocare, temporalmente, i lavori, ma, in pratica, escludendo sommariamente il rosso, apparivano tutti dell'amalgama pastoso in cui si trasformavano le barrette di plastilina quando tutti i colori si sovrapponenvano.
Riconosco anche che, calibrare intensità e direzione della luce su un quadro, in funzione della visione ottimale, non è fra i lavori più semplici del mondo, ma ritengo pure che, per opere particolari come quelle del Caravaggio, sia un obbligo morale e materiale, svolgerlo.
E' vero, non tutti i quadri sono uguali, e lo studio deve essere particolareggiato, ma solo in questo modo si può pensare di proporre la fruizione migliore, per quanto non perfetta, a ciascun visitatore.
Illuminazione e sostituzioni a parte, resta il fatto che la più alta concentrazione di opere del Caravaggio era lì, e noi ci giravamo in mezzo, come in sogno, incuranti del resto del mondo che non fosse dipinto, il quale, da parte sua, si beava di avere la guida vocale elettronica incollata all'orecchio, quasi a compensare il momentaneo allontanamento della stessa dal cellulare!
Mah!
Però, forse, noi ci torniamo...! ;DDD

venerdì 8 maggio 2009

HIROSHIGE

Devo aver saputo di questa mostra su 'Il Maestro della Natura' l'ultima volta che sono stata a Roma, agli inizi di marzo, e, piacendomi il genere, la cosa mi aveva incuriosito, ma, non essendo ancora disponibile in quei giorni, mi sarò detta: 'Poi ci vengo!'.
Fra una cosa e l'altra si è fatto maggio, e della mostra mi ero completamente dimenticata.
Però, intanto, avevo un biglietto del treno (anzi due: A-R) inutilizzato e in scadenza, e, cercando un pretesto per non perderlo, qualcosa che potesse interessarmi, mi è tornata davanti agli occhi l'indicazione della mostra.



Non ci ho pensato che per pochi minuti, giusto il tempo di organizzare le cose, e mercoledì, alle 11, ero davanti alla biglietteria!
Credo sia stata una delle più belle mostre che abbia visitato.
Al di là della bellezza e del valore delle opere, essendo, ognuna di esse, un piccolo (per le dimensioni!) capolavoro, mi ha colpito la mostra stessa, organizzata e curata con la stessa attenzione che l'Autore ha riservato al suo lavoro.
Un'area per ciascuna serie di soggetti: dai fiori agli animali, ai paesaggi, all'uomo nel suo paesaggio.
Un percorso 'naturalmente' facile da seguire (e ben indicato all'ingresso), con le immagini a vista, protette in quadri singoli, le luci schermate da pannelli, per minimizzare i riflessi sul vetro e dare la possibilità di cogliere, da vicino, i dettagli.
Dal giardino all'ingresso, all'area finale, che raccoglie la sezione dedicata alle prime fotografie di quei luoghi e la riproduzione dell'interpretazione vangoghiana di due opere di Hiroshige, passando per il documentario che descrive il procedimento a stampa di questi ukiyo-e (immagini del mondo fluttuante), la tiepida penombra e la musica dei suoni dell'acqua, delle piante e degli animali, costituiscono l'oasi entro cui perdersi ammirando i soggetti ritratti da Hiroshige.
Un paradiso per gli occhi e per l'anima.



Mi è piaciuta anche l'attenzione rivolta ai bambini (e a quelli che si sentono tali nell'ammirare certe meraviglie), per i quali, il percorso offre momenti di immedesimazione pratica nel mondo giapponese: dalla timbratura del 'Diario di viaggio', come usa in Giappone, alla pratica, sulle lavagnette ad acqua, della scrittura coi caratteri kanji.



In definitiva, un'esperienza, della durata di due ore e più, di rilassata e piacevole stimolazione dei sensi.
Olfatto compreso!
Per via del debole profumo emanato dal giardino unito a quello della carta, e, probabilmente del legno fresco della struttura espositiva di supporto.
Il gusto lo si percepiva col cuore.


giovedì 30 aprile 2009

PASSIONE (S)VELATA

Ecco, l'ho visto!
Da vicino, intendo!
Bellissimo nella sua schermata sensualità.
Non fosse per le ferite, per i chiodi e le spine poggiate a lato dei suoi piedi, per il fatto che sai chi è, lo crederesti un giovane, adagiato su materasso e cuscini, le membra rilassate ma toniche, la testa appoggiata all'indietro su un lato come nel profondo respiro generato da qualche sogno muoventesi dietro le palpebre chiuse, profondamente addormentato.
Non so quando mi sono innamorata del 'Cristo velato' del Sammartino.
Tanti anni fa. Troppi per non essere mai andata, pur conoscendolo nei minimi dettagli, anche aneddotici, al Museo Cappella Sansevero, ad ammirarlo di persona, prima di ieri.
E così, dopo tutti i rinvii dovuti a chiusure, orari, prenotazioni da fare, e, diciamolo, pigrizia, finalmente un "Ma tu la conosci quella chiesa dove ci sono i due scheletri attorno ai quali si vedono i vasi sanguigni?" ha fatto scattare l' a dir poco entusiastico "Siiiii! Quando ci andiamo?".
Beh, anche queste macchine anatomiche, da per loro, meritano una visita, anche se la luce della cavea non rende loro giustizia.
Un altro oggetto che realmente 'intrappola' è poi la rete da pesca da cui si libera, ne 'Il disinganno', il padre di Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero.
Ci siamo rimasti impigliati anche noi, io e il mio accompagnatore! ;DDD
Non ci sono leggende attorno ad essa, ma, guardandola, non si può fare a meno di pensare che quel che si dice sia stato per i veli del Cristo e della Pudicizia, è stato anche per essa.
Alchimia a parte, non credo esistano sculture di tal portata.
Vedere per credere!
Ah, avessi potuto toccare!
Avrei sentito la pesantezza della rete bagnata! Ma soprattutto la stoffa umida premere sulla carne ancora calda e morbida. Avrei sfiorato le labbra tiepide e le dita, il mignolo destro discosto dall'anulare...
Ci si può innamorare di una statua? Si.
Si, si, si, si, si e ancora si!
Meno male che c'erano i guardiani ed ero in compagnia! ;PPP ;))) ;DDD
Mi sa che è stato per compensare tutto quel lucido biancore che poi, passeggiando sul lungomare e fermandoci sugli scogli il sole mi (ci?) ha regalato la prima scottatura dell'anno!
Ieri sera naso, guancia e braccio sinistro erano color fuoco, ma con gli impacchi di crema idratante oggi va un po' meglio.
Ripensandoci... avrò mica fatto qualche pensierino ardito di troppo??? ;PPP :DDD