Racconti di famiglia, racconti della propria famiglia, racconti della manifestazione di asocialità più caratterizzante del genere umano.
Una volta si raccontava di più.
C'era il desiderio di parlare di sé, del proprio vissuto.
Anche quando era triste, doloroso.
C'era la curiosità di conoscere, di sapere.
La ripetizione faceva memoria, anche quando questa non era la propria.
Diventava l'appiglio, il collante, per i ritrovamenti, fossero essi oggetti o documenti, che non solo avevano un senso, ma ne creavano altro.
Ho l'impressione che questo patrimonio, non solo fisico, ma soprattutto mentale, sia andato un (bel) po' perso, anche se si cerca di attingervi come ad una vitale necessità, senza tenere in considerazione il fatto che, una volta perse, abbandonate, certe nozioni, certi ricordi, certe prove tangibili, non sono più recuperabili, e ci si può, nel caso, affidare solo all'oggettività esterna, ufficiale.
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