Il viaggio: ovvero lo spostamento da un posto all'altro, per lavoro, per diletto, per lo spostarsi.
Ha un suo valore, una sua identità a prescindere dal motivo per cui lo si effettua.
E' un'entità separata dal contesto per il quale avviene.
Tanto significativa e potente, nella sua essenza, che si viaggia anche per viaggiare.
Chi lo fa, a volte lo esplicita a volte no, perché, la maggior parte delle volte, è visto come tempo sottratto ad altro.
Può succedere. L'imprevisto è dietro l'angolo, e a volte il tempo per l'altro è davvero contato.
Però il viaggio è il viaggio.
Tutti lo racconteranno, esaltandolo o denigrandolo.
Del resto, quella su di esso, è la prima domanda che viene posta, relativamente ad un qualsiasi spostamento.
Ma è anche il ricordo che rimane più latente, nel tempo, pur senza scomparire.
Discreta memoria da richiamare alla bisogna.
Necessità inconsapevole, pur quando, nella sua esplicitazione, mal tollerata.
Il tempo del viaggio non è sottratto ad altro.
E' il tempo del movimento: necessario, imprescindibile, vitale.
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