venerdì 10 agosto 2018

'Montpelier parade'

Karl Geary - Montpelier parade - Fandango Playground
 
L'amore ha molte forme.
L'amore si trasforma. Per darsi senza condizioni, per aggirare le convenzioni.
E per descrivere queste situazioni c'è bisogno di una voce attenta e sensibile, capace di mettere in evidenza e far comprendere i minimi gesti, le minime sfumature di espressione. Capace di far entrare in sintonia con tutti i personaggi, anche quando l'amore si ribella, e, per sopravvivere, accetta compromessi, o si nega.
Figure potenti, ma, allo stesso tempo, discrete, Sonny, Vera e Sharon si muovono in una Dublino che costituisce lo scenario, se pur condizionante, dove le loro azioni e interazioni hanno luogo e ragione d'essere.
La descrizione attraverso i sensi di Sonny, il 'tu', lascia d'impatto un po' perplessi, ma, dopo poche righe, diventa il faretto che illumina la strada, la guida che indica il percorso da seguire.

Perla maschia

Autobus di mezza mattinata estiva discretamente affollato.
Da dove sono seduta, la visuale è ottima, l'audio, per i rumori esterni ed interni, no.
I due soggetti devono essere vicini ai settanta e tutto farà pensare che siano amici da lunga data, in confidenza fra loro.
Sono in prossimità dell'uscita e si capisce che scenderanno a due diverse fermate.
L'altro che si dicono, se se lo dicono, non si capisce, ma il gesto che fa il primo in partenza, con il medio e le altre dita della mano, puntato il primo e arrotondate le seconde, appoggiandole in prossimità del solco sul fondoschiena dell'altro, è piuttosto esplicito.
Il secondo in partenza, dal canto suo, fattosi superare davanti all'uscita, accenna una non convincente risata imbarazzata e, più per prassi che per convinzione, sembra, fa finta di dargli un calcio nel polpaccio.
Il primo ride e scende.
Il secondo, come se niente fosse, scende due fermate dopo.
 
Strani esseri, gli uomini.
Strano il loro modo di 'essere maschi'.
Strano il loro modo di 'giocare'.
Assurdo il loro accanirsi sui sentimenti dei loro simili.
O, all'occasione, di negare i propri.

venerdì 27 luglio 2018

Luna

La luna del 27 mattina.
 

domenica 22 luglio 2018

Del pelo

In fondo, anche se cambiamo loro il nome a seconda delle zone in cui crescono, sempre peli sono, e la differenza fra quelli degli esseri umani e quella degli animali è poca.
Di nuovo: sempre peli sono.
Prendiamone in considerazione alcuni, allora.
Nello specifico, quelli che crescono sul viso degli uomini, la così detta 'barba', definizione che, in via generica, comprende anche il sottoinsieme definito 'baffi'.
E' vero, anche alcune donne hanno l'una e/o gli altri, ma non ce ne occuperemo.
Con le barbe e con i baffi ho un rapporto conflittuale.
Lo so che quei peli lì devono venir fuori per forza, ma non li amo particolarmente, anche se li preferisco a tre dimensioni, piuttosto che fonte di colore per la pelle.
I miei nonni avevano baffetti quasi invisibili, doveva essere la moda dell'epoca.
Mio padre, a periodi si faceva crescere i baffoni come suo nonno, la cui foto mi osserva dal muro dietro il computer, a periodi altri una corta, piuttosto uniforme, barbetta, che solo un paio di volte ricordo lunga qualche dito.
Quella di R.C. pungeva  già appena fatta, perché non faceva il contropelo.
Altre erano piuttosto 'normali'.
Di regola ho sempre preferito gli uomini ben rasati.
Certo, ci sono state e ci sono delle eccezioni. Perché quel paio di millimetri, luminosi e pungenti, possono avere il loro fascino.
Da un po' c'è la moda della barba lunga, spesso associata alla testa pelata. E qualcuno, anche se i capelli li aveva al posto loro, si è preso la (in?)giusta considerazione che quelli che si perdevano sulla cima ce li si faceva crescere sul mento.
Babbonatale mi piace con non più di tre dita di barba ben curata. E ho detto tutto.
Però, per arrivare a quelle tre dita, c'è voluto l'aiuto psicologico inconscio di tutta una serie di amici e conoscenti gay maschi, che, portandola con attenta noncuranza, me l' hanno fatta prendere in considerazione con più benevolenza.
Aggiungo solo, un po' fuori pelo, ma per completare il quadro, che:
- i capelli lunghi, per gli uomini, mi piacciono.
- il riporto no.
- i peli sul corpo li tollero.
- la lanugine no.
Ecco, S.S. [amico di FB], sei contento, adesso che abbiamo parlato di peli ...della barba? 😉 😄 

'Le case del malcontento'

Sacha Naspini - Le case del malcontento - Edizioni e/o
 
Ogni tanto succede, che il libro di un autore italiano susciti la mia curiosità e mi convinca a tal punto da farmelo comprare, e poi, dopo averlo letto, sia soddisfatta.
"Le case del malcontento" è un romanzo che ha per protagonista un borgo maremmano che si descrive attraverso le voci di tutti i suoi abitanti, i quali, parlando di se stessi, raccontano la storia degli altri e fanno evolvere quella di Le Case medesimo, mentre vengono alla luce  i segreti e i misteri della comunità e dei singoli.
La consistenza è quella del romanzo vero, e, anche se la pluralità di voci può, d'impatto, sconcertare, la lettura e la comprensione sono agevoli e gradevolissime.
Una parlata caratteristica contribuisce a rendere più reale tutta la storia, in cui, quasi senza volere, ci si ritrova coinvolti e partecipi fino al particolare, intelligente, e imprevedibile finale.

Buonsenso

E' una considerazione che mi ritrovo a fare spesso, e tutte le volte mi convinco sempre di più della sua validità. Così, una volta di più, non posso far altro che affermare che, a proposito delle cose, aveva ragione il cane Chicco, quando, alla canina maniera, proclamava: "Se ne perdi il possesso non sono più tue.".

mercoledì 27 giugno 2018

E una seconda.

Sì, c'è pure una seconda volta.

 
E ancora un'altra prima!