venerdì 20 aprile 2018

Prima scottatura solare

Solo un dettaglio: fa già impressione così!
 
 
E' la spalla destra -con annessa traccia della spallina-. Il braccio fa troppo arrosto senza patate.
Spero solo che peperoni, pomodori, zucchini e fagiolini mi ripaghino!

giovedì 5 aprile 2018

Al porto

 

 




Avvistamenti

Un paio di settimane fa, dal treno: il fascino dell'illusione!  😃 😏
 




 

giovedì 15 marzo 2018

.0

Ogni tanto mi ritorni in mente, perché sì, perché non so.
E forse non lo voglio più sapere.
Ma il pensiero resta, fisso come il ricordo.
Oggi più che mai.
 

martedì 6 marzo 2018

a.e.d.

Cchiù nnera d' 'a mezzanotte nu' ppo' vvenì!
 
 

venerdì 2 marzo 2018

La strada

Ieri ho perso il cellulare.
Praticamente mi è scivolato di dosso, tenendolo io, difformemente dalle mie abitudini, appoggiato su busta e giornali che avevo fra le braccia.
A niente sono serviti i richiami dell'ottavo senso, che ripetutamente mi ha sollecitato a riporlo al suo posto. L'ho bellamente messo a tacere e la conseguenza è stata che, ad un certo punto, il cellulare non era più dove doveva essere.
Non li nascondo, i momenti di panico, quando me ne sono accorta, e neanche che ero ad un passo dal mettermi a piangere. (La stanchezza fa brutti scherzi.)
Però, il primo pensiero coerente è stato: 'Dove l'ho messo?'.
Ero sicurissima, infatti, che non me l'avessero rubato.
Cerca nelle tasche, nella borsa, un filo di razionalità, nonostante un'altra parte del cervello organizzasse già cosa si dovesse fare per limitare i danni, mi indica la cosa più probabile: 'L'hai lasciato in uno dei negozi di gioielli indiani in cui sei andata, perché prima di cominciare il tour ce l'avevi.'.
E così sono tornata in quello in cui avevo comprato.
Ovviamente il cellulare non era lì, ma i due signori gestori l'hanno gentilmente fatto squillare finché qualcuno ha risposto e me l'hanno passato.
E io l'ho ripassato loro, perché non mi era facile capire quale fosse l'altro negozio da cui rispondevano. Loro, ovviamente, si sono capiti, e uno dei due mi ci ha accompagnato.
Era poco più avanti, (indietro rispetto a da dove tornavo) e non ci ero entrata, ma mi ero solo abbassata a guardare alcuni gioielli su un espositore esterno.
Dovevo essere stravolta, e il signore che era dentro, dopo avermelo dato, aver raccontato che l'avevano trovato a lato dell'ingresso, e aver insistito a non voler essere ricompensato per una cosa così, perché il fatto che io fossi contenta di averlo riavuto lo ricompensava più di tutti i gioielli della Terra, mi ha rincuorata anche dicendomi che 'il destino del telefono era di ritrovare la sua strada', cioè me.
Nonostante io non avessi ascoltato la voce che mi diceva di proteggerlo.
Starò più attenta.
E, dopo aver comprato un oggettino simbolico in questo negozio e aver promesso, all'occorrenza, di ritornare, e di parlarne bene a tutti, sono andata via.
[La pubblicità qui sopra non la faccio perché non mi sembra il luogo adatto, ma potete chiedermi dov'è. 😊 💬 ]

martedì 27 febbraio 2018

Me and 'Ritorno a Brideshead'

Durante gli 'affari di famiglia', bisogna leggere storie di famiglia.
Soprattutto quando, per strane casualità, le due cose hanno una sorta di legame.
Anche se le situazioni vissute sono diverse da quelle raccontate.
La curiosità per 'Ritorno a Brideshead' di Evelyn Waugh [Bompiani] nasce dal non aver visto il film una sera che l'hanno visto i miei, e dal loro commentarlo e chiedermene.
Non ho tutti i libri del mondo, ma sono in grado di recuperarne, alla bisogna, una gran parte.
E così è stato.
Ma la curiosità è andata oltre e di Evelyn Waugh ho preso pure 'Il caro estinto' e 'Tutti i racconti' [editi sempre da Bompiani]. Chissà perché, poi, ho preferito  iniziare a leggere questo autore da queste opere qui, nell'ordine, rimandando 'Ritorno a Brideshead', del cui protagonista narrante, si parla già in un racconto, 'Charles Ryder ai tempi della scuola', incluso nella raccolta.
E la lettura è stata rimandata ad oltranza finché non è arrivato il momento di spostarlo dalla pila sul comodino alle mani in occasione di un temporalmente breve trasferimento da casa propria a casa altrui.
La prosa, il modo di raccontare di Evelyn Waugh sono piuttosto particolari, ed è difficile dimenticarsi di personaggi su cui ha indugiato a lungo, come, appunto, nel caso di un romanzo.
Brideshead è un luogo, una delle proprietà della famiglia Flyte, ma è anche il nome di uno dei figli. Con gli altri tre, un altro maschio e due femmine, sono, insieme alla loro madre, gli individui con cui entra principalmente in relazione Charles Ryder.
Altri soggetti interessanti sono alcuni amici di Sebastian, il secondo fratello, e, anche con questi, Charles si troverà a relazionarsi.
Ma il suo rapporto con le persone, profondo a livelli diversi, soprattutto con Sebastian e Julia, la sorella più grande, implicano il suo confrontarsi con il mondo a proposito di molteplici questioni riguardanti la vita e le relazioni sociali.
Charles Ryder ha il ruolo di fulcro e di collante, della storia e dei personaggi, ma sono senza dubbio Sebastian, in un certo senso sia il suo complementare che il suo opposto, e Julia, gli altri due vertici di un triangolo in cui amicizia e amore si mescolano, si fondono e si mescolano ancora, per assumere nuove configurazioni.
Un triangolo non insolito, in verità.
Forte è la critica alla religiosità cattolica, causa di tutta una serie di comportamenti, che, di conseguenza, generano tutta una serie di problemi non sottovalutabili con cui si scontrano, di volta in volta i Flyte, e che Charles Ryder sembra affrontare con più leggerezza.
Le convenzioni sociali, però appartengono agli uni e all'altro, e comunque alla vita laica di tutti i giorni, e nessuno di loro, seppur nell'ambito di circoli ristretti sembri non tenerle in considerazione, quando si trova in contesti più ampi e importanti, ne subisce il peso.
Difficile descrivere il rapporto fra la vita fuori casa, mia, e il vagabondare ubriaco di Sebastian, o il passare dall'affetto di questi alle grazie di Julia da parte di Charles, eppure esiste, ed è forse identificabile in una sorta di narcotizzazione degli affetti per sopravvivere alla pressione degli stessi e sopraffarli per farli rinascere a nuova vita.
Una nuova vita che, in fondo, nonostante la cristallizzazione dei problemi e il conseguente adattamento di essa a questa necessità, pur se non espletandosi come la migliore possibile, si ritroveranno a scegliere di vivere, alla fine, sia i Flyte che Ryder.