lunedì 18 settembre 2017

Festival dell'Oriente 2017

Solita scenografia in cui non c'è molto da fotografare, però il rito richiede che qualcosa venga immortalato!
 








 

sabato 16 settembre 2017

Strano ma vero

E' sorprendente constatare come, per una volta, i gusti, in fatto di uomini, fra me e mia madre, coincidano!
[Oggetto: Michelotto Corella (Sean Harris) ne: 'I Borgia' by Neil Jordan]

venerdì 15 settembre 2017

Perla morale

Nell'autobus affollato capita spesso che le persone utilizzino l' 'ingresso' e l' 'uscita' passeggeri per entrambe le cose. Non è corretto, ma, se le dovute precedenze vengono rispettate -e di solito questo avviene- , a meno che il guidatore non si impunti sulla questione, non si creano particolari problemi e le operazioni di discesa e di salita procedono con ordine e velocità.
Qualche volta, se il mezzo di trasporto non è affollatissimo, qualcuno protesta per il mancato rispetto di questa regola, ma per la verità è una cosa estremamente rara.
La causa della protesta, è di solito, il relativo impedimento a raggiungere l'agognato 'posto libero' in cui sedersi.
Fatta questa premessa informativa, mi ha fatto un tantino riflettere -e ridere, lo ammetto- la signora che oggi ha tenuto a ricordare a voce alta e ripetutamente che 'si scende al centro' al tipo che invece è sceso dietro e a tutti gli altri occupanti dell'autobus, e che, dopo essersi seduta con soddisfazione, quando, a metà fra la fermata dove è salita e la successiva, sono saliti i controllori, ha fatto la barbina figura di essere stata trovata senza biglietto.
No, non l'aveva preso di corsa, l'autobus, come ha tentato di giustificarsi. L'ha aspettato proprio all'unica fermata dove, a fianco, c'è un chioschetto che vende anche i biglietti.

Dal terrazzo

Perché, nonostante il clima avverso, chi la dura la vince!
 
 
 
 
 


martedì 22 agosto 2017

Bellissima n°3

"Ero soddisfatto di quello che avevo. E quello che non avevo non mi serviva."
 
[Serhij Žadan - La strada del Donbas - Voland]
 
 

lunedì 21 agosto 2017

giovedì 10 agosto 2017

Dal terrazzo

Sono una parte del raccolto di alcune settimane fa.
 


 

martedì 25 luglio 2017

Fitoanimali fantastici


Posati




Passeggiata turistica

Arezzo, Chiesa di Santa Maria della Pieve.
Il fatto è che, in determinate occasioni, a certi particolari non puoi non fare attenzione.
 




 

mercoledì 5 luglio 2017

'Un anno senza te'

Luca Vanzella - Giopota  - Un anno senza te - Bao
 
Cosa succede, nell'universo di chi è stato parte, anche per un periodo agli occhi degli altri breve, di una coppia, quando questa condizione finisce?
Per raccontarlo si parte dai ricordi, dai sentimenti dell' uno per l'altro.
E da quelli di chi gli sta intorno: gli amici, il coinquilino.
E' attraverso tutte queste voci che si dà forma a colui che è stato parte dell'altro, ma che non ha più voglia, né diritto, di esserlo.
E, non essendoci più l'entità 'coppia', il resto del mondo chiama: al rapporto di amicizia, nei suoi vari livelli di consistenza e sentimento, al rapporto, nuovo, d'amore.
Ma, perché quest'ultimo sia onesto, bisogna avere il tempo di guarire la ferita lasciata dal precedente.
Questo tempo è scandito in fasi, raccontate come il succedersi dei mesi di un anno, e il racconto è fatto attraverso la descrizione della realtà oggettiva attraverso un'ottica personale, dove figure e situazioni possono sembrare fantastiche, ma appartengono, invece, ad una valutazione più sentita, ad una esternazione dell'immagine dei sentimenti e delle sensazioni talmente comune da accettarla come realtà vissuta in proprio.
Queste visioni oniriche, proprie e altrui, segnano il percorso attraverso il quale si raggiunge il riappropriarsi della propria vita e dei propri sentimenti, e non importa che i mesi passino, qui ne sono serviti dodici, ma avrebbero potuto volercene anche il doppio, perché è sì la volontà di uscire da una situazione, fondamentale, ma perché la sua forza agisca 'ci vuole del tempo'.

venerdì 30 giugno 2017

Antica perla nazionale

All'inizio di maggio, Emmanuel Macron è stato eletto presidente della Repubblica francese.
Questi ha trentanove anni e dall'ottobre 2007 è sposato con Brigitte Marie-Claude Trogneux, che di anni ne ha sessantaquattro.
Questo non ha scandalizzato i Francesi, ma gli italiani hanno avuto da ridire:
 
E il vecchietto in metropolitana, cercando di mostrarsi erudito sulla politica internazionale, rivolgendosi alla coppia di turisti francesi in visita alla città, esordisce in italiano: 'E' giovane il vostro presidente!', per cadere nella scia dell'irrispettoso e stupido tormentone mediatico del: 'Ma si fa accompagnare dalla madre.'.
All' espressione sconcertata e incredula dei due, che poco prima mi avevano chiesto informazioni relative al treno, mi è toccato tradurre -in inglese- la frase, che, del resto, era stata ben compresa nella sua essenza e che aveva scatenato in loro una palese sensazione di disagio, puntualizzando che quella era l'opinione, per altro non condivisibile, del vecchietto, e di fatto mentendo spudoratamente, perché era invece opinione di maniera abbastanza diffusa.

venerdì 23 giugno 2017

Tornare ad essere

Riprendere la penna in mano non è facile.
E' diverso dallo scrivere con la mente.
Devi organizzare i pensieri, la forma, i suoni, in una struttura codificata e visibile agli altri.
Non puoi lasciare un'immagine in sospeso, sicura di ritrovarla lì anche fra cent'anni.
Devi ricombinarla attraverso tutta una serie di passaggi che ritornano ad essere automatici solo quando l'inchiostro ha ricominciato a scorrere.
Non basta il desiderio di volerlo fare, quando, come la protagonista di 'Da una storia vera' [Delphine de Vigan per Mondadori], non ti senti in grado di buttar giù neanche la nota della spesa.
Devi costringerti a farlo, riconquistare la consapevolezza che scrivere è parte essenziale di te.
Come leggere e ascoltare musica.

Estate?

Quando il caldo è l'unica cosa che riesci a percepire intorno a te, ti si presenta davanti agli occhi, in tv, l'unica scena capace di  riportarti, vivo, nel mondo: la pioggia.
Di fine autunno, quando ogni grossa goccia che cade a fianco alle altre è fredda, e l'aria è umida, ma non c'è gelo.
Quando basta avere vestiti caldi e scarpe impermeabili e l'ombrello.
Quando l'acqua, scorrendo, distorce la realtà, se i vetri che bagna sono inclinati.
Forse, solo per quei pochi istanti, allora, ti senti rinascere, rigenerata nell'illusione di poter affrontare un'altra notte d'ormai estate.

Memorie

E, passando per certi posti, ti trovi a ricordare quello che pensasti quando avevi un imprecisato, ma notevolmente inferiore ad adesso, numero di anni, e ti rendi conto, che, in questo momento, nella stessa situazione, penseresti esattamente quello che pensasti allora.

mercoledì 31 maggio 2017

Dal terrazzo

Fioritura insolita.
 
 
Fico d'india.
 
 
 

In vetro

C'è un negozio che ha in vetrina alcuni vasi di vetro pieni di questi giocattolini.
L'ho sempre guardato con invidia.
E, con vasi da conserve, ho cercato, in piccolo, di imitarlo.
Adesso che, pure se di un'altra forma, ho trovato un vaso che fa al caso mio, mi rendo conto che, per arrivare al suo livello, ce ne vorrà di tempo!
 



 

giovedì 25 maggio 2017

andate

E, sì, prima le grandi che stavano a terra, poi le medie e le piccole che erano attaccate ai pilastri, le lumache sono andate via. Tanto colore in meno.
 

mercoledì 17 maggio 2017

giovedì 11 maggio 2017

mercoledì 19 aprile 2017

Mistero

Sì, l'ho chiamato io, per fargli una foto. Ma deve aver capito tutt'altro, perché sembra, dopo essersi guardato intorno, starmi confidando chissà quale segreto!
 




 

In serie

E la senti dire, in tono compiaciuto, ostentatamente stanco: "Ije n' aggie fatt' quattro!".
Neanche fossero casatielli pasquali, invece che figli.

giovedì 6 aprile 2017

Voci da dietro

Da alcuni giorni, mi capita di ascoltare, in giro, da diverse persone, storie veramente poco edificanti sul conto di mariti, nonché padri, che avrebbero fatto meglio a non essere tali.
Non sono storie di tradimenti, sono storie di sopraffazione più o meno grande, più o meno grave, niente di 'criminale', ma tutte ugualmente tristi.
Le voci sono quasi sempre quelle della madre di lei.
Un classico? No. Piuttosto la prova che, chi subisce, magari si sfoga, ma poi fa finta di non vedere, di non sentire.
Certo, prendere posizione implica mantenerla, e ha le sue difficoltà, ma le conseguenze di uno stato di fatto che determina una situazione di sottomissione e soggiogamento psicologico, dove non anche fisico, non sono da sottovalutare.
Ma tant'è: nessuno può costringere qualcun altro a liberarsi da ciò che lo tiene soggetto, se questi non vuole.
O no?
O non sarebbe il caso di farlo?
O, ancora meglio, non sarebbe il caso di fare un po' di prevenzione tramite l'educazione?

'Favole fuorilegge'

Nicolai Lilin - Favole fuorilegge - Einaudi
 
Ventiquattro favole.
Ventiquattro storie che intrecciano vita reale e leggenda, in una Siberia che è terra di uomini e di miti, in cui l'animale insegna all'uomo, in cui l'uomo interagisce con la religione.
Ventiquattro pietre preziose in un cofanetto portatile, riccamente decorato dall'autore.

'Riccardin del ciuffo'

Amelie Nothomb - Riccardin del ciuffo - Voland.
 
Amélie Nothomb è Amélie Nothomb.
E una favola raccontata con le sue parole assume le fattezze della realtà: il 'c'era una volta' diventa 'c'è'.
Il tema del bello e del brutto, che, in quanto realtà opposte finiscono per compensarsi a vicenda attraendosi,  è caro alla scrittrice tanto quanto l'amore come sentimento essenziale fra gli esseri umani, ma la favola, nella maggior parte dei casi, si adegua ''alla regola infantile del lieto fine", e, questa volta, Amélie Nothomb decide di far sua questa regola, quindi, se pure ritroviamo, nella descrizione dei fatti e nel parlato dei personaggi, il tono con cui siamo abituati a sentirli essere descritti e parlare, desta quasi sconcerto scoprire un finale, appunto, 'da favola'.
Moderna, sì, ma sempre una favola.
Non è un demerito, questo, è solo una cosa che lascia stupiti.
 
Una considerazione di altro tipo, va fatta però sulla versione italiana del romanzo.
La traduttrice è cambiata e si 'sente', e, forse per la prima volta non per il piacere di poterlo fare, vorrei essere in grado di leggere Amélie Nothomb in lingua originale.
Forse è vero che ci si abitua ad una voce e quando questa cambia non si riconosce più chi parla, ma è anche vero che sono i dettagli, che, se cambiano, pur sottilmente, ti fanno fermare a pensare, ti fanno tornare indietro a rileggere e a chiederti se l'autore avrebbe voluto proprio che tu capissi quello.
Tradurre, cioè riportare in un'altra lingua, qualcosa, non è facile, lo so, ma sostituirsi a chi ha già dato voce a qualcuno è un'operazione complessa, che non può implicare un netto cambiamento da un'opera all'altra. Intendiamoci: non sto formulando un giudizio di competenza, anche perché, non conoscendo il francese non potrei permettermi di farlo, però la differenza fra le due si percepisce: nella parlata troppo 'moderna' di certe espressioni che fino a ieri erano 'fuori dal tempo'; nell'uso della versione italiana di certe parole universalmente accettate nella loro forma straniera piuttosto che di altre; nell'unica frase [avrà un senso aggiungendoci un secondo 'non'?] di tutto ciò che ha scritto Amélie Nothomb che non sono riuscita a capire.
Probabilmente sono problemi di esordio che si risolveranno da soli, e, sinceramente, alla nuova voce italiana di Amélie Nothomb va tutta la mia solidarietà per essersi assunta un compito non facile, e l'incoraggiamento per portarlo a compimento nel migliore dei modi.

domenica 26 marzo 2017

CITAZIONE MUSICALE n°99

"Through all the emptiness that had become my home
Love's lies cruel
Introduced me to you
And that moment I knew I was out of hope..."
 
[H.I.M. - And love said no ]
 
(-sorriso-)
 

CITAZIONE LETTERARIA n°99

"La sensualità può rivelarsi in ogni gesto, nel modo di accendere una sigaretta, di sbucciare una mela."
 
[Violet Keppel Trefusis - Broderie anglaise - La lepre]
 
( -sorriso- )

mercoledì 22 marzo 2017

Oops!

Certo, tutte le volte mi viene in mente la canzone di Britney Spears, ma ...continuo a farlo.
Per autodifesa, però.
Perché il mondo è quello che è, e le buone intenzioni degli altri hanno sempre bisogno di essere prese con le pinze, perciò un po' di fantasia ci vuole sempre.
L'importante è ricordarsi, dopo, quello che si è detto!

martedì 21 marzo 2017

sabato 18 marzo 2017

Storie di Giocattoli

 
E' risaputo che a me piacciono i giocattoli, quindi non potevo assolutamente perdermela!
Ho anche acquistato il (mini) catalogo della stessa.
Distribuita efficacemente come un percorso in cui si identificavano chiaramente le varie aree per soggetto, è stata una visita piacevole, gratificata da spiegazioni, brevi ma efficaci, apposte al lato di ogni macrobacheca. Unico inconveniente: il riflesso delle luci sui vetri di protezione.

'Prince Lestat and the Realms of Atlantis'

'Prince Lestat and the Realms of Altantis' [by Anne Rice for Chatto & Windus, London]
 
E' un capitolo che segna una svolta fondamentale nella saga dei vampiri che ormai si riferiscono a Lestat come loro 'Principe'.
Un capitolo che slega il loro divenire dall'origine della loro origine, che fonde leggenda e mito, trasposti nella realtà, fantastica ma non inverosimile, in cui essi si muovono.
Un capitolo che ci presenta nuovi e inaspettati personaggi, potenzialmente capaci di ipotecare il futuro.
Un futuro che presume, accanto allo sbocciare dei nuovi, la rinascita di vecchi amori.
Ed è l'amore, quello per 'ogni persona o cosa', quello in cui, per sua esplicita ammissione, crede, senza 'davvero credere in qualcos'altro', Lestat, e che gli dà la forza di affrontare le non facili prove a cui viene sottoposto per il bene dei membri, più o meno legati a lui da vincoli di affetto, della comunità dei vampiri.
Il un certo senso, 'Prince Lestat and the Realms of Altantis', è una sorta di conclusione a tutta la storia iniziata con 'The Vampire Lestat', ma, allo stesso tempo, è l'inizio di una nuova avventura, non slegata dal passato, ma, probabilmente, indipendente, e, come tale, potenzialmente rivoluzionaria.
 
N.B.: Le citazioni sono una mia traduzione.

martedì 14 marzo 2017

Love is... (2)

Ho completato la lettura di  'Prince Lestat and the Realms of Altantis' [by Anne Rice for Chatto & Windus, London], e, a pagina 423, Lestat nota che 'sul bianco puro del viso di Louis c'erano le due sottili linee delle lacrime di sangue'. Louis piange di sollievo perché Lestat, che ha corso un grandissimo pericolo, è tornato  'a casa' sano e salvo.
A pagina 439, poi, quando Lestat parla di Amel, dice a Louis: 'Tu sei il solo che conosce davvero fino a che punto io lo ami.', e Louis gli risponde: 'Sì, lo so.'.
Dovrebbe essere geloso, Louis, e invece si mostra tollerante come non mai.
Anche queste due situazioni fanno riflettere: l'amore passa attraverso l'accettazione totale ed incondizionata dell'altro?
E, nello specifico: Louis, alla fine, è riuscito a provare, finalmente, quel sentimento che Lestat ha sempre provato per lui?
Non ne sono sicura, ma una cosa è certa: alla fine i due se ne vanno a spasso tenendosi sottobraccio. Durerà l'idillio?

N.B.: Anche questa volta, la traduzione è mia.

Primati

E il vecchietto -agile e snello, certo, ma forse di non acuto cervello- non trova manifestazione migliore, per palesare la sua ancora attiva presenza al mondo, che, sotto gli occhi ammirati di  studentelli maschi di varie età, aggrapparsi e sollevarsi alle sbarre di sostegno che corrono lungo i soffitti del treno circumvesuviano.

martedì 7 marzo 2017

Somiglianze

E poi, all'improvviso, nell'autobus, ti trovi seduta davanti, quasi di fronte, la più probabile figlia della Mercoledì Addams del telefilm in bianco e nero, che ti sorride mangiando mezzo panino.

A memoria

I venditori deambulanti (cioè quelli che cercano di venderti cose camminandoti vicino finché non riesci a mandarli via) devono aver visto tutti, da piccoli, il cartone animato di Candy e memorizzato certe battute!

martedì 28 febbraio 2017

Coriandoli


Perla zoologica

Non ricordo i particolari, ma la frase mi è rimasta impressa: "Riempiti con carne di prosciutto."
(E sì che chi l'ha pronunciata avrebbe dovuto sapere di cosa stava parlando!)

sabato 25 febbraio 2017

CITAZIONE MUSICALE n°98

"Love is the devil counting teardrops in the rain..."
 
[H.I.M. - Love, the hardest way]
 
(Stupenda!)
 

CITAZIONE LETTERARIA n°98

"Amore è quando gli friggi la pancetta anche se sei vegetariano."
 
[Patricia Nell Warren - La corsa di Billy - Fazi Editore]
 
(Innegabilmente vero.)
 
 

Love is...

Sto leggendo 'Prince Lestat and the Realms of Altantis' [by Anne Rice for Chatto & Windus, London] e ancora una volta, pur se nel bel mezzo di una situazione complicata, mi ritrovo a pormi la medesima domanda: cosa ci trova Lestat in Louis?
Oh, certo a pagina 95 anche Louis, in termini, se vogliamo, più pratici, se la pone, questa domanda, e gli chiede '... perché vuoi me...'.
E a pagina 96 Lestat gli risponde, con successiva dovizia di particolari, che la risposta è nel fatto che '... tu eri lì proprio quando...'.
Già.
Ma basta questo?
O questo significa molto di più, per Lestat come per ognuno di noi?
'Io so quello di cui tu hai bisogno.', dice a pagina 97 Louis.
E a pagina 98 Lestat replica con un 'Abbi fiducia in me.'.
Riflettiamoci un attimo: è questo il senso dell'amore?
[Di quel che succederà fra i due ne parleremo fra 342 pagine.]
 
NB: la traduzione delle frasi citate è la mia.

'La corsa di Billy'

Leggere storie ambientate nel mondo dello sport non mi ha mai affascinato.
Leggere storie in cui, ad uno dei protagonisti principali, succede qualcosa di veramente brutto, neanche.
La somma dei due motivi mi ha sempre fatto evitare, anche se sapevo della sua importanza, questo libro.
Sto parlando di 'La corsa di Billy' di Patricia Nell Warren, recentemente pubblicato da Fazi Editore.
Nel pubblicizzare questo volume, il fattore principale del mio rifiuto a leggerlo non era messo particolarmente in evidenza, privilegiando invece quelli che ne determinano l'indiscussa importanza, quei fattori, cioè, che, nonostante si parlasse di sportivi, mi hanno convinta, a leggerlo, in preda ad una inspiegabile amnesia delle mie precedenti considerazioni.
Patricia Nell Warren è riuscita a farmi appassionare ad una storia che parla di sport, ma sono bastate poche pagine a farmi capire che quello era il libro che avevo sempre evitato.
E infatti l'ho dovuto leggere a singhiozzi, perché tutto di seguito non ce la facevo, perché non volevo arrivare ad un determinato punto. Ma non potevo non finirlo. E adesso voglio conoscere il seguito e il seguito del seguito.
'La corsa di Billy', rifiuti d'argomento personali a parte, è un libro che merita tutta la gloria che lo circonda.
Per la bellezza delle scene, siano esse tenere, ardimentose, sensuali, violente o tristi, che vengono raccontate con precisione, lucidità e tenerezza.
Per la forza e l'impegno di denunciare uno stato di fatto, la condizione delle persone omosessuali all'interno della società, anche se principalmente in un suo aspetto particolare cioè quello sportivo, che al giorno d'oggi non è ancora  sostanzialmente cambiato, nonostante i progressi innegabili e fondamentali che pure ci sono stati.
La storia è bella e dura, e, volenti o nolenti, coinvolge.
Il libro va letto, anche se ti si stringe il cuore.
E va fatto leggere.
Perché se anche uno solo cambia idea e si rende conto dell'errore che commetteva sarà già una vittoria.
 

sabato 18 febbraio 2017

Bla-bla-bla

La  gente ha bisogno di parlare.
Ha bisogno di qualcuno che l'ascolti.
Possibilmente gratis.
Ci sono due tipi di parlatori: quelli che amano parlare dei fatti propri e quelli che amano parlare dei fatti degli altri.
Preferisco i primi.
Perché sono in grado di manifestare loro una certa empatia e perché, veri o inventati che siano, parlano in prima persona.
Non che parlar d'altri sia sbagliato, se si parla, ma parlare solo degli altri per me lo è. E persone che fanno questo, anche e soprattutto per non parlar di sé, ce ne sono. Non hanno la mia simpatia.
Neanche quelli che parlano troppo ce l'hanno.
Perché è vero che so ascoltare,  e, dopotutto, mi piace farlo, ma oltre una certa misura mi stanco.
Soprattutto se quella con cui parlo è gente che non conosco.
Mi rendo conto che un paio d'orecchie disponibili sono rare da trovare, ma, proprio per questo, andrebbero gestite con cura. Cosa che il parlatore compulsivo non riesce quasi mai a fare.
La categoria che in assoluto detesto, è quella di chi, dopo essersi presentato, comincia a chiederti i fatti tuoi. Come se bastasse dirsi il nome per ritenersi intimi.
Qui non si tratta di compulsività, ma, di cercare, in base a principi del tutto inesistenti, una confidenza che non esiste, che non può esistere.
Due parole oggi, due parole domani, un silenzio e un saluto la terza volta, e via così, possono crearla, questa confidenza, ma non è un processo automatico: si avvia solo se ci sono quei presupposti di simpatia di cui ci si rende conto o no al primo incontro. E dalla capacità di saper stare in silenzio al momento opportuno. Capacità rara, ma allo stesso tempo determinante per sentirsi capiti, sia se si tratta di parlatori che di ascoltatori.
E difficilmente un parlatore compulsivo è un buon ascoltatore.
Non che non voglia ascoltarti: non ce la fa.
Poi ci sono quelli che parlano tanto e ascoltano tanto.
Con questi vado d'accordo, perché capiscono cos'è il silenzio.
Qualcuno ti chiede, in un modo o nell'altro il permesso di parlare, qualcun altro se lo prende.
Certe volte indossare gli auricolari aiuta, certe altre è inutile.
La gente ha bisogno di parlare: se non riesci a scappare devi ascoltarla.

martedì 14 febbraio 2017

Smile!

 
 
"Hey baby let me be your Valentine, St. Valentine...
Suck the sorrow out of you and try to keep the lie alive.
Like St. Valentine..."
 
[H.I.M. -  Like St. Valentine ]


sabato 11 febbraio 2017

In blu

D'inverno, al mare.
 





Di foto

Ne ho viste diverse, a 'Senza confini', di persone che fotografavano le foto.
O meglio: fotografavano le riproduzioni di esse preparate per questa esposizione.
Certo, qualche foto di una mostra ha senso farla, pure qualcuna di alcuni soggetti, come memoria di quel che ci ha colpito.
E, sì, forse ha senso pure farla bene, se si intende con questo una  buona, tecnicamente riuscita, rappresentazione del soggetto.
Il valore di una foto è nell'attimo di tempo e di spazio ripreso ed eternato.
Non esattamente lo stesso di quello di un quadro, pensato e formato nel tempo, per quanto breve esso possa essere, per un futuro.
E allora, riprodurre la riproduzione di quell'attimo, cosa significa, al di là dello studio e della memoria?
Certo, i cataloghi ufficiali non sono alla portata economica di tutti, ma, probabilmente, il problema non è questo, o, non solo questo.
Mi sembra di rilevare, nell'isolare i soggetti dal contesto, una certa voglia di poter dire: 'L'ho fatto anch'io!'.
Ma cosa? Non certo andare in quel luogo e riprendere quella scena!
Lo studio di un quadro passa anche per la sua riproduzione, certo, ma allora la foto va fatta, similarmente, ex novo. E come il quadro sarà una tua riproduzione, così anch'essa sarà una tua foto!
Quindi, a meno che non si stia preparando un catalogo, ufficiale o personale, non trovo giusto riprodurre quello che viene esposto alla stessa maniera di come se quella immagine la si stesse 'creando'.
Certo, la differenza è sottile e difficile da rilevare, e a chiunque dà fastidio, alla stampa, ritrovarsi spiacevoli intromissioni che l'occhio lì per lì non ha colto. E il digitale, per quanto aiuti, non fa tornare indietro il tempo di quell'attimo magico che, nonostante la staticità di una mostra - a meno che non si sia il fotografo del catalogo, ma quello è un caso diverso - non potrà più essere riprodotto.
Qual è dunque il senso di queste foto?
Perché, in teoria, si è là per vivere l'emozione che l'autore ha provato a trasmettere agli altri attraverso quelle esposte.
Anche un quadro lo si vive e lo si fotografa per riviverlo, ma, per quanto l'intenzione, nel riprodurre una foto d'autore, sia la stessa, il fatto di utilizzare, per far ciò, lo stesso mezzo utilizzato per creare l'originale, una qualche domanda deve pur suscitarla.
Non sto parlando di diritti d'autore e licenze di fare. Mi chiedo solo, al di là del valore di una riproduzione tecnicamente riuscita, qual possa essere il valore di queste opere decontestualizzate.
Ma magari il contesto in cui, chi le produce, inserisce questi lavori, esiste e, semplicemente, non lo vedo io perché non mi piace fotografare le foto altrui.

domenica 5 febbraio 2017

S. McCurry 'Senza confini'

 
La cosa che ti colpisce di più, nelle foto riprodotte nella mostra, è quanto siano vari e vividi i colori. Poi ci sono le espressioni dei soggetti ritratti.
Quindi ci sono le situazioni, le scene.
E c'è lo spazio, le immagini riflesse che prendono corpo più di quelle di cui sono immagine, e c'è la guerra, ma c'è pure la quotidianità di mondi in cui non ci rispecchiamo.
L'allestimento è curato, ma forse l'entità delle opere avrebbe avuto bisogno di un maggiore spazio per apprezzarle le stesse nella giusta luce e alla giusta distanza, indipendentemente, ma pure volendo tenerne conto,  dalla  quantità di visitatori.

giovedì 2 febbraio 2017

Quanto vale una foto?

"Cinque foto un euro" è scritto sul biglietto attaccato al coperchio, aperto, di una cassetta di legno, grezza, che imita un piccolo baule da viaggio con tanto di lucchetto.
Sul fondo c'è un corposo ammontare di foto in bianco e nero: vecchie, antiche, grandi, piccole, di gruppi, di singoli, ufficiali, private.
Accanto ai pennini, ai calamai, alle monete comuni e alle cartoline, non è raro trovare alcune foto: fanno parte di un piccolo commercio di cose più o meno vecchie, più o meno antiche, che si affianca ai vasetti, alle bomboniere, e a tutta una serie di altri oggetti di piccolo antiquariato.
Non spesso, ma alcune volte sì, mi sono fermata a guardare quei volti, quelle pose, quelle situazioni, quei 'ricordi'.
Alcune hanno l'indicazione del fotografo, altre no.
E mi sono sempre chiesta a chi possa interessare un tale articolo.
In modo serio, in modo da investirci, sia pure in cifre minime, dei soldi.
Sì, io le guardo, mi soffermo a pensare, a cercare, pur con la certezza di non trovarne, volti conosciuti. O belli.
Perché a me piacciono le storie, e lì ce ne sono tante, ma non me ne sono mai portata a casa una, e il motivo è semplice: non mi appartengono, e, a maggior ragione, non mi apparterrebbero se le comprassi.
Il che, però, non esclude che un giorno io possa fare un acquisto di questo genere, colpita da una particolare situazione, da un particolare volto.
Nel frattempo torno a domandarmi a chi possano davvero interessare le fotografie altrui, perché, è bene ricordarlo, stiamo parlando di scatti 'familiari', anche quando dietro l'obiettivo c'è un fotografo professionista.
Magari me lo chiedo perché io stessa ho un rapporto quantomeno ambiguo con le fotografie, non amando esserne il soggetto, ma cercando di immortalare quanto più possibile la realtà che mi circonda.
Non amo fotografare le persone, ma qualche volta lo faccio.
Mi piace guardare quelle di questi sconosciuti, ma, in certi momenti, mi imbarazza.
Nicolai Lilin, in 'spy story love story' [Einaudi] ad un certo punto fa raccontare ad uno sei suoi personaggi che guardare i vecchi album di famiglia "era uno dei passatempi sovietici più diffusi". Si invitavano amici e parenti per mostrare loro "il sacro libro della felicità". Era "un modo per sentirsi più uniti e condividere qualcosa di bello, per fare entrare gli altri nel cuore della tua famiglia".
Non lo facevano solo loro.
Del resto matrimoni e vacanze continuano a richiedere l'attenzione dei parenti e degli amici in visita, e gli album su facebook ad apparire nelle homes altrui senza alcuna richiesta specifica.
Però la partecipazione agli altri fa parte del valore delle foto, ed è un valore universale.
E allora mi chiedo se sia giusto, anche se si tratta di scatti lasciati al fotografo, ma sono convinta che non ci siano solo quelli, che quelle immagini della vita altrui vengano mercificate in maniera tanto libera.
E ancor più mi sconcerta la certezza di trovarne, nei tempi a venire, di a colori e, perché no?, in formato digitale, variopinti brandelli di esistenze di cui nessuno vuol più serbare il ricordo e qualcun altro vuole usare come merce curiosa ad uso di ancor più curiosi acquirenti.
E l'idea di poter voler distruggere, ad un certo punto, tutto questo che pure ci appartiene, si fa strada, seppur a fatica, perché magari qualcuno, sia pure un estraneo, potrebbe avere la capacità di prendere questo testimone fatto di immagini e trasportarlo, con un senso, con una ragione d'essere, nel futuro.

sabato 28 gennaio 2017

CITAZIONE MUSICALE n°97

" You think it rather strange
you think it rather weird
It's fair to say that
Nothing is keeping you here
Nothing is keeping you here... "
 
[A-ha - Nothing is keeping you here ]
 
(Nothing. Believe it.)
 
 
 
 

CITAZIONE LETTERARIA n°97

"Il destino è strano, si dice, muove le persone in modo totalmente imprevedibile e spesso irrazionale, incastonando le vite degli uomini come se fossero piccoli tasselli di un mosaico che vuole sfidare l'eternità."
 
[Nicolai Lilin - Spy story love story - Einaudi]
 
(Un fine ultimo molto umano.)
 
 

giovedì 19 gennaio 2017

Arrangiarsi

E l'autobus, due borse alla volta, serve pure per fare il trasloco!

lunedì 16 gennaio 2017

Books about Vampires

Incontri (quasi) casuali.  😉 😄
 

...

Il dolore ha molte forme, ma la più esplicita e la più rispettosa è il silenzio.

giovedì 5 gennaio 2017

Sguardi sull'anno nuovo

Ieri sera:
 

Stamattina:

 
Sempre stamattina:
 

Dettagli:




 

lunedì 2 gennaio 2017

Del tempo che fu

Qualche giorno fa mi è capitato di vedere (in verità, di rivedere) in televisione qualche episodio del film 'I mostri' [Dino Risi, 1963].
Il bianco e nero è già una data, ma una piccola ricerca ha precisato il numero: cinquantatré anni.
[Tecnicamente, il film l'ho visto l'anno scorso.]
E mi sono chiesta, e mi chiedo tutt'ora come sarebbe stato accolto, oggi, l'episodio che ha scatenato la mia curiosità.
Sto parlando di 'Latin lovers' : uno sguardo qua e là, come potrebbe esserlo quello di un qualsiasi fruitore di spiaggia estiva che si guarda intorno per raggiungere il proprio posto. Dopo le varie coppie, l'occhio si ferma sul terzetto costituito da due uomini stesi al sole e una donna seduta fra loro. Quando questa si alza, i due, senza far troppe storie, si prendono per mano.
Niente di più semplice e di più essenziale. Non c'è bisogno di sapere chi siano loro, chi sia lei.
Lo sguardo è selettivo e un po' surreale, perché non ci sono pargoletti e frittate di maccheroni, in giro, ma dà per accettato il gesto.
E rivedere questa scena (la trasmissione televisiva data 1977 e potrei averlo visto già allora) dopo tanto tempo (di sicuro alcune volte dopo il 1977), dopo tanti cambiamenti nel mondo, mi ha lasciata perplessa e sgomenta: è mai possibile che nel 1963 si poteva sottintendere, senza esplicitazioni ma pure senza fraintendimenti, la relazione fra due uomini alla luce del sole (metaforica e reale) e adesso un bacio fra due di loro in tv esige il bollino rosso? (Per non parlare di quel che succede per strada!)
[Né nel 1977, né in seguito, la scena mi ha mai scandalizzato, anzi, l'ho sempre trovata romantica e dolce. Mah!]

Butta via!

L'ultimo dell'anno è sempre tempo di bilanci, di chiusura dei conti.
Alcuni, però, restano sempre aperti.
E così mi ritrovo a dare una sbirciata in una certa cartellina, in un certo 'diario'.
Mi è bastato scorrere con gli occhi la trascrizione di alcuni sms, leggere un paio di frasi da pagine aperte a caso, per richiudere e rimettere il tutto dove l'avevo (casualmente, ma con intenzione, perché stavo conservando la brutta copia della parte nuova di 'Stelle') preso.
Due sole considerazioni:
1) le memorie dei cellulari, delle schede telefoniche, possono essere distrutti in un attimo. La carta viene conservata più a lungo.
2) Se pubblicassi questo diario forse diventerebbe un best seller!
 
N.B.: Si fa per dire: non ho alcuna intenzione di farlo!
N.B.(2): (Per adesso?!)