mercoledì 26 febbraio 2025

Di vampiri e di Giappone

Quando ti accorgi che una storia è scritta bene?
Quando ti affezioni ai personaggi 'secondari', al 'cattivo' di turno.
E quasi sposti a spintoni quello principale per fare spazio a lui.
Vero Seamus? Vero che l'ho (quasi) fatto?
E speri fino alla fine che si possa giungere ad un compromesso che lo includa.
Vero Arkadij? Vero che ho tifato per te fino alla fine?
Ecco, RVH VIII è anche questo!
E poi c'è il Giappone.
Luogo del cuore.
Anche se per motivi diversi da quelli dell'autrice.
Però il concetto di fondo, quel L'impossibile ritorno ad un 'luogo', fosse pure nella memoria temporale e non fisico, 'amato' è lo stesso.

' L'impossibile ritorno '

 Amélie Nothomb  - L'impossibile ritorno -  Voland [trad. Federica Di Lella]

'L'impossibile ritorno' è il racconto del viaggio, fatto, alla fine di maggio del 2023, come accompagnatrice di una amica, la fotografa Pep Beni, in Giappone, dalla scrittrice.
E' il racconto di questi dieci giorni, che spaziano, nel presente e nel passato dell'autrice, riportandoci alla mente episodi vissuti nei precedenti romanzi e mettendoci davanti ad un Giappone nuovo, ancora non vissuto e per questo sconosciuto.
Dalla prima all'ultima pagina si alternano fatti, immagini e riflessioni, su un Paese che è parte di Amélie Nothomb e allo stesso tempo può risultarle estraneo finché non se ne riappropria attraverso i ricordi, le amnesie, i gesti automatici, le parole ritrovate.
E' una riflessione sull'appartenenza, sulla comprensione, dei luoghi in quanto tali e in quanto vissuti, a diversi livelli, non ultimo quello che ci lega ad essi per la loro condivisione con altre e precise persone.
Colorato, intimo ma pienamente condivisibile, leggero e profondo allo stesso tempo, 'L'impossibile ritorno' è una lettura che scivola gradevolmente sotto gli occhi, ma rimane nell'animo.
Il narrato è la spiegazione stessa del titolo, di cui verrà comunque chiarito il significato, alla fine.
Come già fatto presente precedentemente, la voce della traduttrice, ormai parla all'unisono con quella della scrittrice, e questo permette di cogliere, anche solo dalla traduzione, tutta l'armonia poetica del racconto di un viaggio fatto sia fisicamente che interiormente.

'Zver' - La bestia'

 Lucia Guglielminetti  - Zver' - La bestia  - self  Amazon

L'ottavo capitolo della saga RVH, cioè di Raistan Van Hoeck, il vampiro olandese attualmente Sommo Maestro del Clan dei Diurni, creato letterariamente da Lucia Guglielminetti e vampiro da Shibeen O'Connor, si apre narrando dello Zver', della Bestia, acclamata da coloro che accorrono per vederla combattere nella 'gabbia grande'.
Poche immagini, poche sensazioni, e in questa figura riconosciamo Seamus O'Connor, fratello maggiore di Shibeen, di cui si erano perse le tracce nella precedente avventura [Atropo - La nona eclisse, L. Guglielminetti, self Amazon], da cui sono usciti provati la stessa Shibeen e lo stesso Raistan, pure se quest'ultimo anche con uno scopo per cui vivere: l'adolescente Milos, di cui ha deciso di occuparsi.
La percezione, vaga, ma certa, che Seamus sia ancora vivo, tormenta Shibeen, e Raistan e Faithleann, l'altro fratello sopravvissuto della famiglia O'Connor, si troveranno ad assecondarla nella ricerca di questi.
Ricerca che li porterà nella fredda Russia, a chiedere l'aiuto di Nariman Tjomnyi, creatura letteraria di Laura Costantini, che ha incontrato Raistan nel suo 'Il mercante di incubi' [Dark Abyss Edizioni].
La vicenda viene narrata dividendola in tre parti : 'Seamus e basta', 'Shibeen e gli altri', 'Seamus, Arkadij e gli altri', coronate da un prologo e concluse da un epilogo, che sono funzionali a distinguere le singole situazioni in cui sono coinvolti, si trovano ad agire, in atmosfere algide e surreali ma vivide e tangibili, cupe il giusto, i singoli personaggi.
E' una storia, come tutte le precedenti, che fa provare sentimenti, che coinvolge, che affeziona.
Seamus ruba un po' la scena a Raistan e Nariman gli si affianca, ma, nel complesso, l'equilibrio fra i tre personaggi esiste, perché ognuno ha il suo spazio e sta al suo posto.
Shibeen, nonostante la fragilità manifestata, o forse a maggior ragione, si delinea nettamente come figura dominante del gruppo, cardine attorno al quale ruotano gli altri.
Anche questa volta, i temi trattati sono forti e i pericoli reali per gli stessi vampiri, che come ogni altro personaggio, saranno chiamati a confrontarsi con se stessi e a prendere decisioni non di poco conto.
La lettura è gradevole e avvincente, come sempre, e si percepisce la fluidità data dagli anni di frequentazione dell'universo RVH da parte dell'autrice.
Questo fa sì che l'inserimento di un personaggio estraneo, perché appartenente di fatto ad un altro universo narrativo, risulti responsabilmente semplice ed organico, anche se poi si può, e si deve, tener presente che figure narrative di un certo livello hanno, in pratica, una vita propria innegabile e constatabile, e diventano ospiti sì nelle storie altrui, ma anche, a volte nelle loro stesse.

mercoledì 19 febbraio 2025

Del primo giorno di scuola

Non ci volevo andare, a scuola.
Non volevo andare a scuola dalle monache.
Ma non potevo oppormi.
Semplicemente, non era nelle mie possibilità, farlo.
E allora...
Una monaca alle spalle, una di fronte, a fianco di quella che, con fra le mani la lista degli alunni assegnatile, sarebbe diventata la maestra, di quell'anno e poi del successivo.
Quella mano sotto al mento, a tenermi su il viso era a dir poco, ad essere gentili, spiacevole.
Ed io non volevo stare lì.
Volevo tornare al mio mondo.
Così, quando, per prassi, ingenuamente, mi chiesero come mi chiamassi, mentii.
Usai quello che utilizzavo per giocare.
Un po' diverso da quello ufficiale, ma altrettanto vero, in un certo senso, solo che loro non potevano saperlo.
Me lo godetti il loro sconcerto, seria, impassibile, fiamma viva la speranza di essere rimandata a casa.
Ma poi feci un errore, un errore fatale: guardai davvero quella giovane, dai lunghi capelli castani, negli occhi, e vi lessi il panico che le aveva fatto tremare la voce nel dire: 'Qui c'è scritto un altro cognome.'.
'E' quello di mio padre.', mi scappò, in quel tentativo di confortarla che mi costò, pur nella perplessità generale di cui mi sentivo soddisfatta, l'ammissione in classe.
Era ottobre, ovviamente, non febbraio.

Colori di febbraio (2)





 

Colori di febbraio

D'inverno i colori sfumano nel pastello.





 

Canzone del mese

 Febbraio

The Smiths  - Ask -  album: The world won't listen

" If there's something that you'd
like to try
ASK ME - I WON?T SAY "NO" - HOW COULD I?"

Citazione del mese

Febbraio

Manuel Vazquez Montalban  - O Cesare o nulla - Frassinelli

" 'Hai bisogno di distrarti. Va' a caccia. Ama. Riposa. Lascia che ad agire siano gli altri.' "